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La stoccata di Bankitalia: «Più credito per la ripresa»

L’economia italiana può risollevarsi nei prossimi trimestri. Ma affinché la crescita prenda corpo è indispensabile che alle imprese venga erogato credito. Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia, nel suo discorso al convegno per i 75 anni dell’Istituto centrale delle banche popolari tenuto ieri a Roma, sottolinea la necessità di un maggiore sostegno finanziario alle imprese. «Pur in un quadro di incertezza – ha detto Panetta –, sussistono le condizioni per un graduale miglioramento dell’attività economica nei prossimi trimestri» grazie al contributo «crescente della domanda interna» generato dall’«orientamento politiche economiche». Tuttavia, è il ragionamento del vicedirettore, «non vi potrà essere una ripresa duratura» in assenza di un sostegno finanziario «adeguato» alle imprese da parte delle banche, in particolare dal «sistema della banche popolari», che «può e deve dare un contributo fondamentale fornendo il sostegno finanziario necessario per trasformare i segnali di ripresa in una crescita sostenuta, duratura dell’attività economica», accettando nel contempo «con fiducia e ambizione la sfida competitiva posta dal processo di integrazione creditizia in Europa».
Un messaggio forte, in larga parte condiviso dal presidente dell’Icbpi, Giovanni De Censi, che ha sottolineato come le banche debbano «far bene il loro mestiere». Tuttavia, se è vero che le banche italiane sono «pronte a fare investimenti», non è che «si può dare credito ad aziende decotte». Per il presidente dell’Icbpi infatti «anche le banche sono aziende e devono tener conto dei loro azionisti». Quindi, «se non investiamo, non guadagniamo e quindi non possiamo pagare i dividendi». Non solo. De Censi ha ricordato che non si può non tener conto del fatto che la crisi dell’economia sta inevitabilmente pesando sulla capacità di erogare credito. «Se guardiamo ai bilanci dell’ultimo anno, la quantità di crediti deteriorati che richiedono accantonamenti se non è aumentata è rimasta uguale all’anno scorso».
Il convegno è stato anche l’occasione per evidenziare, da parte di Panetta, come l’economia italiana debba «proseguire nel percorso di ammodernamento dell’assetto produttivo e finanziario, colmando i ritardi strutturali accumulati negli ultimi decenni». L’invito di nuovo si è rivolto alla platea delle banche popolari che «dovranno proseguire nell’opera di ammodernamento di forme organizzative e strutture di governo societarie».
Panetta ha rivolto però la sua attenzione anche alla doppia sfida che gli istituti italiani stanno affrontando in questi mesi, ovvero l’asset quality review e gli stress test dell’Eba. Un banco di prova «difficile» che se da un lato costringe a «riparare» i danni creati dalla crisi, e a «recuperare redditività» facendo accumulare le «risorse patrimoniali necessarie per sostenere la ripresa», dall’altro lato agevolerà il «processo di integrazione creditizia in Europa». Un chiaro riferimento insomma all’avvio di quel risiko bancario a cui molti istituti, soprattutto tra i 15 di dimensioni medio-grandi che entreraranno a partire da novembre sotto la vigilanza europea, si stanno già preparando. «È facile che in futuro ci sia una spinta alle fusioni nel settore perché i margini sono più bassi e bisognerà fare massa critica con le dimensioni – dice a Il Sole 24 Ore, Giuseppe De Censi -. Tuttavia ritengo che le banche italiane possano superare gli esami della Bce senza particolari preoccupazioni: per qualcuna ci sarà da migliorare qualcosa, ma tenderei a non fasciarmi troppo la testa».
Se per vedere i primi movimenti aggregativi nel comparto bisognerà comunque aspettare probabilmente il 2015, i benefici del Comprehensive assessment si avvertiranno «già dai prossimi mesi – ha osservato Panetta -: il completamento dell’esercizio di valutazione approfondita in corso da parte della Bce e delle autorità nazionali contribuirà a rassicurare gli investitori».

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