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La sterlina precipita ai minimi dal 1985

I fantasmi cominciano a prendere corpo e la sterlina crolla nuovamente. Il rallentamento dell’economia britannica si fa realtà spingendo la Banca d’Inghilterra ad agire allentando la stretta sul capitale della banche per garantire credito e fronteggiare quella che il governatore Mark Carney ha definito «cristallizzazione del rischio» prodotta da Brexit ovvero dalla maggiore minaccia «a breve sulla stabilità finanziaria». E questo in un contesto sempre più «challenging» per la prospettiva del Paese.
Nell’illustrare il Financial stability report, appuntamento che ogni sei mesi impegna la Bank of England, il banchiere canadese ha annunciato il blocco del «countercyclical capital buffer» che imponeva alle banche britanniche di rafforzare la propria patrimonializzazione con fondi extra per 5,7 miliardi sterline. Una mossa che in potenza libera 150 miliardi di linee di credito all’economia qualora ce ne fosse necessità. Nel corso della presentazione del rapporto è stato messo l’accento sull’importanza di una mossa – l’uso del buffer sul capitale – che non fu possibile usare nel 2007 e 2008 innescando il credit crunch. In realtà dalle reazioni di questi primi giorni di vita post-(annuncio di) Brexit il timore è non tanto sul lato dell’offerta, ma su quello della domanda per la crescente avversione al rischio innescata dall’instabilità e dall’incertezza. «Vogliamo comunque essere certi – ha detto il governatore nel corso della conferenza stampa- che non ci siano dubbi sulla disponibilità del sistema bancario. E questo significa che tre quarti delle banche a cui fa capo il 90% del credito erogato potranno immediatamente e sottolineo immediatamente avere la flessibilità necessaria per soddisfare le esigenze di famiglie e imprese». Mark Carney ha poi ricordato i 130 miliardi di ricapitalizzazione del banking system britannico e il Tier1 capital aggregato a quota 13,5%, ribadendo l’assoluta solidità di un comparto che siede «su 600 miliardi di asset liquidi di alta qualità». Un sistema sottoposto, lo scorso anno, agli stress test della BoE. «Anche la più pessimistica previsione – ha detto il governatore – non arriva alla metà di quanto ipotizzato nell’esercizio di stress». Lo scenario preso in esame immaginava una recessione prolungata (Fmi nel caso di Brexit aveva previsto il 2017 in recessione e poi una lenta ripresa) e la contrazione dei valori del real estate residenziale del 35 per cento.
Il Financial stability report è inequivoco nel tracciare il quadro della congiuntura. «Ci sarà un periodo di incertezza causato dal referendum…il grado di tale incertezza è già evidente nei valori di mercato. Fra il 23 giugno e il primo luglio la sterlina ha perso il 9% e la volatilità a breve termine contro il dollaro è schizzata ai massimi da dopo Bretton Woods. I valori azionari sono caduti del 20% e le banche hanno conosciuto cadute più severe. Il tasso del bond a dieci anni è sceso di 52 punti base». Mentre Carney parlava in Borsa Aviva seguiva l’esempio di Standard Life (si veda altro articolo a pagina 3) mentre la sterlina scivolava a minimi da 31 anni contro il dollaro (1,3048).
A preoccupare, oltre all’avversione al rischio, sono gli investimenti esteri diretti e il mercato immobiliare in un Paese che soffre un indebitamento delle famiglie storicamente elevatissimo per l’esposizione sul real estate. Nel primo trimestre del 2016 c’è stata una contrazione del 50% degli investimenti dall’estero nell’immobiliare commerciale. È stato ribadito che il monitoraggio delle autorità di sorveglianza e regolamentazione sarà stringente per individuare immediatamente i segnali di “disinteresse” verso gli asset britannici e agire di conseguenza. Le scelte della BoE annunciate dal governatore sono state apprezzate dagli analisti che hanno sottolineato l’atteggiamento pro attivo del governatore. «Non si aspetta che accada necessariamente qualcosa di negativo – ha detto James Athey di Aberdeen asset management – ma le misure adottate indicano che Mark Carney è pronto a sfoderare tutto l’armamentario della Banca d’Inghilterra in caso di inversione del ciclo economico».

Leonardo Maisano

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