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La stella dell’Est prova a ballare senza Google

È una prigione d’oro, da cui Samsung sogna di evadere. Ma la libertà può costare cara e quindi i primi tentativi in questa direzione sono molto circospetti. «Chiusa» nel mondo di Android — il sistema operativo di Google per smartphone e tablet — l’azienda coreana è diventata leader assoluta sul mercato dei telefonini «intelligenti», ma sta valutando se e come uscirne. Il primo passo sono gli smartwatch Gear 2 e Gear 2 Neo presentati la settimana scorsa alla Mobile world conference di Barcellona e funzionanti con un sistema operativo diverso, Tizen, sviluppato dalla stessa Samsung con Intel e altri partner.
Primati
L’anno scorso il colosso coreano dell’elettronica ha venduto da solo il 30% di tutti gli smartphone nel mondo e circa il 40% di quelli basati su Android. Ma sa che i primati in questo settore possono essere completamente ribaltati in poco tempo, come mostrano le parabole delle ex stelle Nokia e BlackBerry. In particolare sente il fiato sul collo del concorrente cinese Lenovo che, dopo l’acquisto da Google del produttore americano di telefonini Motorola, si appresta a competere sia sulla fascia alta di mercato sia su quella low-cost, strategica nei Paesi emergenti. Mentre in Cina Samsung deve fare i conti anche con Apple, i cui iPhone quest’anno per la prima volta vengono distribuiti da China mobile, il più grande operatore di telefonia mobile al mondo.
Se il successo di Samsung è legato ad Android, il problema è che i suoi clienti non sono legati ai suoi smartphone Galaxy. Infatti possono passare senza problemi ai prodotti di un altro marchio funzionanti con Android senza perdere le applicazioni scaricate dal Play store, il negozio virtuale di Google. Ed è quest’ultima a guadagnare parecchio dalla diffusione dei telefonini Android, arrivati ormai a una quota di mercato globale dell’80%: ognuno ha installato per default il motore di ricerca Google, le sue mappe, la sua posta elettronica e YouTube, tutte fonti di incassi pubblicitari e profitti per la società di Mountain View.
L’alternativa
Per differenziarsi dai concorrenti nell’universo Android, Samsung ha poco spazio di manovra nella personalizzazione dell’interfaccia con l’utente (Ui, user interface), cioè nel modo di disegnare come le funzioni dei suoi apparecchi appaiono e possono essere usate. I suoi ingegneri hanno sì creato TouchWiz, uno «strato di Ui» per differenziare i Galaxy, ma l’accordo di collaborazione sui brevetti firmato lo scorso gennaio fra Google e Samsung impedisce a quest’ultima di allontanarsi troppo dagli standard di Android. «Ha strangolato l’innovazione» sull’ultimo modello Galaxy, l’S5 presentato a Barcellona e in vendita da metà aprile, ha commentato l’esperto Ewan Spence su Forbes.
L’alternativa radicale è Tizen, nome che — secondo i suoi inventori — dovrebbe evocare insieme «connessione» (tie), «sviluppo» o «crescita» (rise) e la meditazione Zen. E’ un sistema operativo «aperto» a cui dal 2012 lavora un consorzio di aziende guidato da Samsung. La quale ha capito che il suo futuro non può essere solo nell’hardware, dove la concorrenza di Lenovo e degli altri produttori asiatici — ma anche di Nokia con il suo nuovo X a 122 dollari (un altro «Android») — sta spingendo sempre più in basso prezzi e profitti.
Tizen fa parte della nuova strategia di Samsung per lo sviluppo del software e dei servizi mobili, il vero motore dei profitti del settore. Idealmente dovrebbe servire come sistema operativo unico per collegare tutti gli apparecchi «intelligenti» prodotti da Samsung e posseduti da un cliente: dallo smartwatch allo smartphone, dal tablet al televisore fino al frigorifero e alla lavatrice. Per questo i coreani stanno investendo parecchi miliardi di dollari nella ricerca e nell’innovazione, e non solo nella Digital city, il campus di Samsung vicino a Seul, ma anche nella Silicon Valley e a New York, la nuova «Silicon Alley».
A Mountain View, non lontano dalla sede di Google, da un anno è aperta la sede californiana dell’Open innovation center di Samsung, a caccia di startup da comprare. Lo scorso luglio a Palo Alto, cuore della Silicon Valley e a Manhattan è partito un Accelerator program per allevare in casa startup che creino software in esclusiva per Samsung. Che insieme a Intel ha anche messo in palio premi per 4 milioni di dollari in tutto a favore degli sviluppatori di applicazioni disegnate per Tizen.
Sviluppatori
La nascita e la crescita di un proprio ecosistema di app è infatti cruciale per il successo di Tizen. Finora ce ne sono solo 6 mila pronte, ma potrebbero velocemente crescere grazie a nuovi programmi che permettono a uno sviluppatore di adattare automaticamente una app a più sistemi operativi, ha spiegato David Talbot sulla MIT technology review.
Un ostacolo forse maggiore viene dalle compagnie di telefonia mobile che dovrebbero supportare i nuovi smartphone Tizen come alternativa agli iPhone e agli Android. La giapponese NTT DoCoMo, la spagnola Telefonica e la francese Orange, che si erano impegnate in questo senso, sembrano essersi tirate indietro, ha scritto il Wall Street Journal . Per questo a Barcellona Samsung non ha parlato di un Tizen-phone, ma ha cominciato a testare le acque con Gear 2, accolto dalla critica meglio del precedente smartwatch Galaxy che funzionava con Android.

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