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La stabilità perduta di Fed e Bce

 

C’è una costante nell’azione di politica monetaria della Federal Reserve e della Banca centrale europea (Bce). Più che negli anni passati, infatti, oggi Fed e Bce si ritrovano a navigare nell’incertezza. Da un lato dell’Atlantico, quella legata a Donald Trump e la sua amministrazione. Dall’altro, quella che è nata dopo il referendum costituzionale in Italia. Ed entrambe potrebbero provocare effetti collaterali imprevedibili.

Se si dovessero guardare solo i dati, nudi e crudi, il rialzo del tasso d’interesse di riferimento della Fed arriverà il prossimo 14 dicembre, a due anni di distanza dal primo dopo il crac di Lehman Brothers. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è al 4,6%, il più basso dall’agosto 2007, mentre il tasso d’inflazione è all’1,6%, secondo i dati diramati a novembre. Inoltre, la formazione di nuovi posti di lavoro continua con un ritmo sostenuto.

OsservatorioEd è per questo che secondo l’osservatorio in tempo reale della Chicago mercantile exchange (Cme), il Cme Fed Watch, che monitora l’andamento dei futures sui Fed Fund a trenta giorni, la probabilità che arrivi il rialzo a dicembre è del 97,2 per cento. Se inoltre si tiene in considerazione che sia Janet Yellen sia il suo vice Stanley Fischer sono ossessionati dai dati, è facile immaginare che ci sia un incremento del costo del denaro a dicembre.

Nonostante i dati positivi, c’è una incognita chiamata Trump. «L’economia non è in recessione e credo che sia corretto continuare con quanto comunicato nelle scorse riunioni», ha detto la settimana scorsa James Bullard, presidente della Fed di St. Louis, durante un evento alla Arizona State University. Vale a dire che negli ultimi incontri del Federal open market committee (Fomc), il braccio operativo della Fed, si era ipotizzato un rialzo del tasso a dicembre e così probabilmente sarà. Primo, per non fornire agli investitori istituzionali un pretesto per iniziare una tendenza ribassista sugli indici di Wall Street, derivante dalla mancata promessa della Fed. Secondo, per non creare ulteriori squilibri sui prezzi di determinati asset . «Ci sono state già le elezioni presidenziali a introdurre una nuova variabile macroeconomica, l’intenzione è quella di non aggiungerne ulteriori», spiega un economista dell’istituzione di Washington.

Di contro, c’è la Bce che deve affrontare due diversi problemi. Il primo, più recente, sono i risvolti del voto in Italia. Era inevitabile che il referendum costituzionale italiano avesse un impatto sulle decisioni della banca centrale guidata da Mario Draghi. Come spiega un alto funzionario della Bce «ciò che non serviva all’Eurozona era una situazione del genere. Ogni sussulto è negativo».

Questo perché si aggiunge a uno scenario di crescita più basso rispetto alle previsioni. Nonostante il Quantitative easing (Qe), i cui effetti sono minori di quanto sperato. «La crescita resta sotto le aspettative, ma non è questo il punto principale. È che il meccanismo di trasmissione della politica monetaria resta disomogeneo. E questo è un fattore che incrementa le disuguaglianze e fortifica i nazionalismi», continua il funzionario di Francoforte.

Se sul lato americano dell’Atlantico gli investitori già considerano un nuovo drenaggio della liquidità esistente, sul versante europeo il quadro è opposto. Come spiega Patrice Gautry, capo economista di Union bancaire privée, «la Bce è preparata per immettere liquidità se necessario e dovrebbe stare attenta a evitare qualunque frammentazione o effetto contagio sui mercati obbligazionari, utilizzando il suo programma di Qe o le operazioni di rifinanziamento a lungo termine ( Targeted longer-term refinancing operation , o Tltro)». Tuttavia nel caso italiano, continua Gautry, potrebbe esserci una variabile aggiuntiva: le ricapitalizzazioni bancarie. «La liquidità dovrebbe impedire qualunque rischio sistemico, ma la politica interferirà con il processo previsto di ricapitalizzazione delle banche», conclude l’economista. E poi si ritarda con gli aumenti di capitale, più a lungo dureranno le discordanze tra Fed e Bce.

RisvoltiNon è chiaro quali saranno i risvolti della divergente politica monetaria di Washington e Francoforte. Secondo gli analisti di Pictet non si possono fare previsioni a lungo termine. «I mercati azionari globali si trovano tra due fuochi. Da una parte, infatti, le borse godono del miglioramento dei fondamentali macroeconomici, dall’altra risentono del deterioramento della liquidità, che ha offerto un sostegno determinante negli ultimi anni. Non è possibile prevedere quale fattore prevarrà nel lungo periodo», dice Pictet. Pertanto sarà doveroso che la comunicazione delle mosse future sia ponderata nei minimi dettagli, hanno fatto notare diversi policymaker della Fed presenti a un evento sul linguaggio della banca centrale statunitense organizzato dalla Brookings Institution la scorsa settimana.

Gestire l’incertezza, quindi, è la priorità. Sempre con un occhio ai movimenti geopolitici in corso e ai venti di protezionismo economico diffusi sia in Europa sia in America. Finora il controllo delle incognite è riuscito. L’obiettivo è di far sì che funzioni anche nel 2017.

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