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La Srl semplificata senza appeal

Genererà ben scarso appeal per giovani e meno giovani la nuova srl semplificata che, a fronte di risparmi risibili determinerà una serie di vincoli operativi e finanziari. Da un lato il reinserimento di costi esclusi dalla prima stesura della norma e, dall’altro, l’impossibilità di distribuire parte degli utili nei primi esercizi potrebbero costituire un disincentivo all’utilizzo di questa nuova struttura societaria che, si evidenzia non prospetta nessuna agevolazione «a regime». È quanto appare lecito dedurre anche a seguito del restyling a cui è stata sottoposta la srls con il dl crescita nell’ultimo consiglio dei ministri.

Costi agevolati «risibili»

Secondo le nuove disposizioni tutte le srl torneranno a pagare gli diritti di segreteria presso i registri delle imprese (circa 92 euro) mentre l’imposta di bollo (65 euro oltre a euro 14,62 ogni 100 righe o 4 pagine di statuto) resta non dovuta solo per compagini societarie al di sotto dei 35 anni.

In merito ai costi notarili, questi risulteranno completamente esclusi i per i giovani, mentre per gli altri dovranno essere rimborsate le spese generali sostenute dal notaio, seppur non oltre un importo massimo predefinito dal Ministero della Giustizia.

Di contro resterebbero, invece, dovuti da tutti: il diritto annuale fisso di iscrizione alla Cciaa (200 euro), l’imposta di registro (168 euro), nonché (e si badi questi ultimi sono costi a regime) la tassa annuale per la numerazione e bollatura dei libri sociali (310 euro circa).

In pratica per i «non» giovani, rispetto alla costituzione di una srl con capitale di 10.000 euro, il risparmio potrebbe aggirarsi intorno ai 300-400 euro mentre per i giovani potrebbe salire a 500-600 euro.

Si tratta davvero di incentivi particolarmente esigui e soprattutto previsti una tantum nella fase costituiva.

La capitalizzazione obbligatoria

Così come stabilito in Germania ed in Belgio (nel primo caso nel limite di 25.000 euro nel secondo in quello di 18.500), anche in Italia viene previsto un meccanismo di «capitalizzazione obbligatoria» più incisivo rispetto a quello delle normali società di capitali di cui all’art. 2430 c.c. Nelle srl semplificate, infatti, viene stabilito che una quota di utili netti risultanti dal bilancio approvato annualmente, sia imputata a riserva indisponibile sino a che questa, unitamente al capitale, raggiunga l’ammontare di 10.000 euro. A riguardo, sembrano opportune due considerazioni. La prima è che anche al raggiungimento di tale patrimonio la società non debba necessariamente trasformarsi in srl ordinaria (tale trasformazione obbligatoria, infatti, non è prevista in nessuna disposizione della norma). La seconda riguarda di contro l’ammontare delle riserve. Sarà infatti da chiarire se gli accantonamenti del 25% degli utili a riserva indisponibile sostituiscano (come parrebbe più logico), o si cumulino ai normali accantonamenti a riserva legale previsti per tutte le società di capitali.

Aspetti fiscali

In molti stati europei, nelle fasi start-up, le imprese sotto forma di srl godono di una tassazione agevolata. In Spagna, ad esempio, si prevede una riduzione della tassazione del 5% nei primi 90.000 euro di profitti, mentre riduzioni ancora più incisive sono previste in Inghilterra ed in Galles, con tassazione del 20% per utili fino a 300.000 sterline. Nulla di tutto ciò è previsto per chi adotterà in Italia la srl semplificata. Anche il nuovo meccanismo di capitalizzazione obbligatoria, (da accogliersi con favore ai fini della patrimonializzazione della società) infatti, non sembra prevedere alcuna esenzione di tassazione degli utili. La riserva va infatti costituita, si legge nel testo, con «utili netti» quindi con risultati al netto di Ires ed Irap.

Conclusioni

In definitiva, l’idea della srl semplificata, mutuata da altri ordinamenti comunitari, appare valida, ma la norma va decisamente migliorata. In particolare se si vorrà far decollare tali strutture si dovranno prevedere risparmi amministrativi (es. esclusione degli oneri sui libri sociali) e fiscali (ad esempio detassazione delle riserve ad accantonamento obbligatorio) se non in via permanente, almeno per i primi tre o meglio, cinque anni di attività. Diversamente, rischiamo di trovarci di fronte all’ennesima «incompiuta» del nostro legislatore.

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