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La srl ora si comporta da spa

Tutte le pmi in forma di srl possono accedere al crowdfunding e utilizzare istituti tipici delle società per azioni. Fra questi in particolare la possibilità di creare particolari categorie di quote, ed effettuare operazioni su quote proprie. È quanto prevede l’art. 57, comma 1 del dl n. 50 del 24 aprile 2017, che estende in pratica a tutte le srl prerogative fino a oggi tipiche delle società per azioni e delle società «Innovative»

La definizione di piccola e media impresa. Rientrano fra le piccole e medie imprese le società di capitali che non risultino «Grandi» imprese. La definizione di pmi è traibile dalla raccomandazione comunitaria n. 2003/361/Ce del 6 maggio 2003 recepita dal decreto Mise del 18 aprile 2005. Le grandezze prese a riferimento sono 3 e cioè: 1) il numero degli occupati in media durante l’anno (a tempo determinato e indeterminato) (meno di 250 dipendenti); 2) il fatturato annuo (non superiore ai 50 milioni inteso come ricavi delle vendite e delle prestazioni); 3) totale dell’attivo patrimoniale inferiore a 43 milioni. Il mancato superamento dei parametri di cui al punto due e tre è da intendersi in termini alternativi. Ne consegue che le pmi dovranno restare al disotto dei 250 dipendenti e non superare uno dei due limiti di bilancio testé evidenziati (in pratica quasi tutte le srl operanti in Italia)

Le novità del dl 50/2017. Con il dl 50/2017, la cosiddetta manovra correttiva, alcune norme di deroga al diritto societario (non tutte) valide per le pmi innovative, vengono estese a tutte le pmi operanti in forma di srl.

– Crowdfunding

In primo luogo, attraverso l’art. 57 del dl 50 che richiama l’art. 25, comma 5 del dl 179/2012,viene previsto che le quote di partecipazione in Pmi costituite in forma di srl possano costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali. Tale possibilità era fino a oggi vietata alle srl in virtù del divieto di offrire al pubblico le partecipazioni delle stesse, previsto dal comma 1 dell’art. 2468 c.c. In altri termini, viene consentito a tutte le srl (pmi) il crowdfunding, cioè quella forma di finanziamento alle imprese originariamente previsto per progetti imprenditoriali innovativi e creativi. I siti web fanno da piattaforma permettendo ai fundraiser di incontrare un ampio pubblico di potenziali finanziatori. Fra le diverse forme di ammissibili quella dell’equity based è il modello preso a riferimento dalle nuove disposizioni normative. Sulla base dello stesso, in cambio del finanziamento versato è prevista la partecipazione del finanziatore al capitale sociale dell’impresa, in modo che quest’ultimo ne diventi socio a tutti gli effetti. Tale sistema, come anticipato, viene introdotto nel nostro ordinamento per il finanziamento delle start-up innovative con il dl 179/2012 e successivamente viene esteso alle pmi innovative dal dl n. 3/2015. Nei fatti, quindi, viene esteso alla quasi totalità delle srl la possibilità di ricorrere a capitali di terzi. La disposizione, come si legge nella relazione illustrativa di accompagnamento: «è finalizzata ad agevolare l’autonomo finanziamento delle pmi mediante capitale di rischio raccolto tramite privati, senza gravare sulle banche e tantomeno sullo stato».

– Le particolari categorie di quote

La seconda deroga al diritto societario attiene alla possibilità che l’atto costitutivo della pmi costituita in forma di srl possa creare categorie di quote fornite di diritti diversi anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 2468, commi secondo e terzo c.c. Attenzione alla differenza rispetto alle attuali previsioni di cui all’art. 2468 c.c., esso infatti, prevede diritti particolari attribuibili soggettivamente ad alcuni soci, mentre ora viene previsto che la differenza attenga alle «categorie di quote» oggettivizzando, quindi, la natura della deroga, così come previsto nell’ambito dell’art. 2348 c.c. per le azioni. Da ciò deriva, per esempio, che nei limiti del rispetto del patto leonino, potrebbero crearsi quote con partecipazione al capitale non proporzionale agli utili o alle perdite, postergate nelle perdite, privilegiate in sede di liquidazione. Ammissibile sarà inserire nelle quote il diritto di veto al compimento di determinate operazioni o l’autorizzazione al compimento di determinati atti, di decidere su specifici atti gestori (salvo quelli espressamente demandati ai soci dall’art. 2475, comma 4° cc). Altresì ammissibili, sulla base della novella, parrebbero quote con prestazioni accessorie da parte del socio, correlate ai risultati dell’attività sociale in un determinato settore, nonché quote riscattabili. Ovviamente, i diritti particolari incorporati nelle quote potrebbero riguardare anche la nomina di amministratori (o di designazione di persone nell’ambito delle quali l’assemblea sarà tenuta a nominare gli amministratori), dell’amministratore delegato, dei sindaci o dei revisori, del liquidatore, ecc.

Sul tema, a rigore non verrebbe trasfusa, invece, in tutte le srl pmi la possibilità di prevedere nell’atto costitutivo della società (in deroga all’articolo 2479, quinto comma), la creazione di categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione (previste per le pmi innovative dall’art. 26, comma 3 del dl 2012/79, in quanto tale comma non è richiamato per tutte le pmi srl. Tuttavia, tale facoltà parrebbe ormai prevista dalla prassi notarile per tutte le srl (si veda la massima n. 138 del notariato di Milano rubricata: Voto non proporzionale nelle srl (art. 2479, comma 5, c.c.)

– Le operazioni sulle proprie quote

In generale l’art. 2474 c.c. prevede che la srl non possa acquistare o accettare in garanzia partecipazioni proprie, né accordare prestiti o fornire garanzie per il loro acquisto o sottoscrizione. Il divieto di operazioni sulle proprie partecipazioni è finalizzato a far si che l’acquisto di partecipazioni proprie da parte della società non comporti l’estinzione per confusione della veste di creditore e debitore, del rapporto sociale relativamente a tali partecipazioni. Ora, invece, viene previsto (con il richiamo nell’art. 57 del dl 50, dell’art. 26, comma 6 del dl 179/2012), che nelle pmi costituite in forma di srl, non trovi applicazione il limite stabilito dall’articolo 2474 c.c. Le acquisizioni di partecipazioni, tuttavia, dovranno essere realizzate nell’ambito di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori o componenti dell’organo amministrativo, prestatori di opera e servizi anche professionali.

Luciano De Angelis

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