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La spinta per la «bad bank», recupero dei crediti più veloce

Si tratta di uno degli interventi destinati a favorire la soluzione del problema della gran massa di crediti deteriorati che si è accumulata nei bilanci delle banche durante la recessione. Forse non è quello risolutivo, ma — secondo quando ha annunciato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan — è quello che potrebbe arrivare prima. Prestissimo, anzi. Anche se a lavorarci su sono gli esperti di due ministeri- Tesoro e Giustizia, ed anche se la materia è molto complessa perché bisogna mettere mano nelle procedure fallimentari delle imprese e nelle troppe cause che ingolfano i tribunali. L’intento è accorciare i tempi del giudizio, che attualmente si aggirano sugli 8 anni di media, così da dare certezza alla durata del recupero dei crediti. Una certezza che contribuirebbe ad individuare il valore delle partite deteriorate così da facilitarne la loro cessione sul mercato. I temi sono complessi, come si è detto, perché bisognerebbe rivedere, tanto per fare un esempio la normativa, troppo lunga e complicata, delle aste fallimentari. Oppure definire una nuova procedura per individuare,intervenendo nella fase in cui le situazioni aziendali non sono ancora compromesse, procedure di allerta o salvaguardia. O infine, ridefinire le regole e i tempi del concordato preventivo e delle ristrutturazioni. 
Gli altri interventi allo studio non sembrano aver ancora fatto passi in avanti significativi. Soprattutto il principale, quello della creazione di una bad bank o comunque di una società veicolo di sistema per favorire la cessione sul mercato delle sofferenze (poco meno di 200 miliardi), una volta cartolarizzate, cioè trasformate in titoli. Sarebbe una società volontaria, destinata a vendere solo sofferenze e solo relative ad aziende ancora in piedi, ma dovrebbe avere in qualche modo, nella partecipazione o in forme di garanzia, l’apporto pubblico. E su questo punto c’è lo stop di Bruxelles che oppone i vincoli agli aiuti di Stato. Paletti incomprensibili e «miopi», secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, per il quale — come ha detto nelle sue Considerazioni finali il 26 magio — siamo di fronte ad un fallimento di mercato che richiede una diversa valutazione del ruolo pubblico.
Senza dimenticare — Visco lo ha ripetuto ieri — che le sofferenze, per gli accantonamenti che richiedono, finiscono per immobilizzare buona parte dell’attivo delle banche e frenare l’erogazione del credito all’economia.

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