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La spinta italiana per la crescita. Bocciato il debito spagnolo

BRUXELLES — Un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo europei potrebbe essere convocato per l’inizio di giugno sul tema della crescita, prima ancora dell’altro vertice già fissato per il 28 e 29 di quel mese. «Non lo escludo», dice Herman Van Rompuy, il presidente stabile della Ue, dopo aver ripreso e ribadito alcune delle proposte in materia appena fatte da Mario Monti al convegno della Confindustria europea. Ma se anche quella di giugno sarà una cena informale, 27 leader nazionali non si scomodano certo per nulla: bisogna fare in fretta, fissare una strategia complessiva, mentre l’Eurostat continua a sfornare dati da brivido sulla disoccupazione e Standard & Poor’s declassa ancora una volta il rating della Spagna (di due gradini) a livello BBB+. I timori sono legati soprattutto alla tenuta del sistema bancario iberico.
«Per riguadagnare il consenso della popolazione», il commissario Ue al mercato interno Michel Barnier preannuncia 12 proposte-chiave di Bruxelles entro settembre: probabilmente con una nuova enfasi sul tema dei «project bond», i prestiti dalle banche alle imprese mirati alle grandi infrastrutture dei trasporti e dell’energia. Il concetto di crescita è ormai il perno delle strategie e dei dibattiti europei. Qui a Bruxelles, poche ore dopo il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, ieri lo hanno confermato quasi in coro lo stesso Van Rompuy, Mario Monti, e il premier belga Elio Di Rupo: hanno detto che, da soli, i tagli ai bilanci non bastano. Altri leader non hanno ancora parlato apertamente, ma è come se stessero tutti posizionandosi in fretta sulla scacchiera che da maggio avrà un nuovo alfiere, probabilmente il francese François Hollande. Sulla stessa linea è il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che oggi vedrà Monti a quattr’occhi. E ieri sera il presidente francese Nicolas Sarkozy è intervenuto sulla proposta del patto per la crescita del presidente della Bce, Mario Draghi: «Non prendo ordini da Draghi, ragiono con la mia testa. Certo che serve la crescita», ma bisogna rimettere ordine nei conti pubblici. Mentre vengono confermati i protratti contatti informali sul tema fra Roma e Berlino: si corre un pò su un filo, fra mille suscettibilità nazionali, e non per niente Monti gareggia in prudenza con Van Rompuy quando puntualizza che «accogliamo con favore la maggiore enfasi data dagli altri Paesi alla crescita senza che sia in conflitto con la disciplina di bilancio a cui si è arrivati grazie al contributo della Germania». A scoprire le carte, qui, è stato soprattutto il premier belga Di Rupo: «Io mi batto per un patto europeo sulla crescita». Monti non ha usato queste parole, ma ha più o meno elencato tutti i punti su cui si potrebbe incardinare quel patto, ha quasi presentato il menù. Del resto, alcune fra le stesse proposte della Commissione europea prendono lo spunto dal rapporto sul mercato unico che Monti presentò a Barroso nel 2010. «La crescita è la principale priorità dei dirigenti europei», ribadisce Van Rompuy, «gli europei non hanno quasi più margini di manovra per tentare un rilancio» e sembra ancora una volta riecheggiare le riforme avviate da Monti quando dice «un lavoro nello stesso posto, per tutta la vita, non è più immaginabile». Poi critica le «richieste schizofreniche» dei mercati che vogliono insieme il rigore e la crescita. E infine, Van Rompuy chiosa: «Le riforme strutturali faranno la differenza a lungo termine, ma dobbiamo dirlo: non c’è una formula magica, ci vuole del tempo». Queste ultime parole — «non c’è una formula magica» — potrebbero avere un interlocutore particolare, Mario Draghi, colui che proprio da Bruxelles ha chiesto ai governi europei più ambizione, forse più coraggio. Il tono del suo appello non sarebbe stato graditissimo ad alcuni degli stessi leader, o futuri leader come Hollande, che le ha criticate apertamente: e questo malumore di rimbalzo sarebbe emerso in qualche modo anche durante l’incontro bilaterale Van Rompuy-Monti.

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