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La spinta di Gentiloni Dall’Ue 60 giorni per il nuovo Recovery

«Esperienza, idee e capacità del premier incaricato contribuiranno ad un governo efficiente ed europeista». Mentre presenta le previsioni economiche di Bruxelles, il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, dedica più di un passaggio alla nascita dell’esecutivo Draghi. Dopo l’incoraggiamento su riforme e Recovery giunto sabato scorso dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco, ora tocca al responsabile Ue aprire la strada al lavoro del futuro capo del governo. Un dialogo a distanza tra personalità che parlano lo stesso linguaggio, quello europeo, e comprendono il compito gravoso che attende il presidente del Consiglio incaricato: riscrivere il Recovery italiano entro 60 giorni. Questo è l’obiettivo temporale che circola tra Roma e Bruxelles, al quale si aggiunge una seconda sfida, sempre da giocare in sinergia: ammorbidire il Patto di stabilità.
Snocciolando i numeri dell’economia, Gentiloni approva la scelta di Draghi sul ministero per la Transizione ecologica: «Non spetta a me dire se sia una buona idea, ma certo noi abbiamo indicato l’ambiente come la priorità del Recovery con almeno il 37% obbligatorio degli investimenti per il clima». Quindi lancia un messaggio di ottimismo sulla ripresa, con l’eurozona che nel 2021-2022 crescerà del 3,8%. L’Italia nel 2020 ha perso meno del previsto (-8,8%) mentre nel biennio rilancerà il Pil del 3,4 e del 3,5%. Previsioni soggette a rischi al ribasso, a partire dalle varianti del Covid, ma che fanno dire a Gentiloni: «Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel».
Certo, il rimbalzo italiano resta sotto la media Ue, ma nelle previsioni non è conteggiato l’effetto positivo dei 209 miliardi del Recovery che possono portare nel 2026 ad una maggiore crescita del 3-3,5%. A condizione di “accelerare” sul piano nazionale per accedere ai fondi e di “evitare” un ritiro prematuro «delle politiche di sostegno all’economia e della Cig».
Un assist a Draghi, atteso dal difficile compito di rifare il piano nazionale con i progetti e le riforme collegate (pubblica amministrazione, giustizia e fisco) per accedere ai soldi del Recovery. Così come dovrà creare quelle procedure speciali per riuscire ad assorbire i 209 miliardi di finanziamenti straordinari europei (da sempre l’Italia spreca i tradizionali fondi Ue). Il tutto entro 60 giorni, visto che dal 18 febbraio a fine aprile sarà possibile notificare i piani a Bruxelles, che avrà 3 mesi di tempo per approvarli. Poiché Gentiloni punta a distribuire il primo raccolto degli Eurobond entro metà luglio, per l’Italia il 13% dei 209 miliardi, tutto il lavoro dovrà essere consegnato a Bruxelles entro il 15 aprile. Due mesi appunto.
L’urgenza dei fondi si spiega anche con il fatto che mentre la zona euro tornerà a crescere come nell’era pre Covid a fine del 2022, Roma e Madrid ci metteranno di più. Ecco perché Gentiloni combatte nella Commissione affinché le regole del Patto di stabilità vengano riattivate solo nel 2023, mentre i falchi guidati da Dombrovskis vogliono ripartire già nel 2022. Una mediazione — favorita anche dall’autorevolezza di Draghi — potrebbe essere quella di scongelare il Patto già l’anno prossimo, ma ammorbidito, senza richieste di tagliare deficit e debito per altri 12 mesi. La battaglia successiva sarà quella della riforma del Patto stesso per rendere permanente la fine dell’austerità, con le colombe che tenteranno di rendere eterni gli Eurobond, di ammorbidire il ritmo di discesa del debito e di scorporare gli investimenti verdi dal deficit. Partite nelle quali Draghi sarà centrale.
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