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La spinta di Visco: la ripresa c’è, ora le imprese innovino di più

Non è più un’ipotesi o un’auspicio. La ripresa — dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco — c’è e lo confermeranno i dati positivi del secondo trimestre. All’accelerazione delle esportazioni si accompagna un recupero della domanda interna. Prosegue il rialzo della spesa delle famiglie, che hanno anche utilizzato per consumi il 90% del bonus di 80 euro. La dinamica degli investimenti è tornata positiva e potrà rafforzarsi nell’an-no, afferma Visco illustrando le sue Considerazioni finali all’annuale assemblea dell’Istituto. «Finalmente vediamo i numeri giusti, col segno giusto e la crescita», ha fatto eco il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. 
I segnali, spiega Visco, sono concreti anche se «il ritorno ad una crescita stabile tale da offrire nuove prospettive di lavoro richiede che prosegua lo sforzo di innovazione necessario per adeguarsi alle nuove tecnologie e alla competizione a livello globale». Il governatore insiste a più riprese sui ritardi nell’innovazione, soprattutto da parte delle imprese italiane che trascurano anche ricerca e formazione. Per lui lo sviluppo economico si deve accompagnare al progresso tecnologico, che per le aziende significa anche dotarsi di una governance più adeguata a rac-cogliere le opportunità nel mercato dei capitali. Sapendo che in prospettiva avranno bisogno di forme di finanziamento alternative a quelle delle banche, che per evitare i pericoli di instabilità dovranno avere sempre più capitale e diventare più selettive nella concessione di prestiti.
Al governo tocca eliminare gli ostacoli, burocratici e normativi, completando il programma riforme. Nel giudizio sull’azione dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi, Visco non solo dà una valutazione positiva sul Jobs act ma sulla stessa politica di bilancio che, «in un contesto ancora difficile, ha cercato un equilibrio fra rigore e sostegno dell’economia», in conformità con i margini di flessibilità delle regole europee. «Dopo gli interventi fortemente restrittivi imposti dalla crisi di fiducia del 2011 è stato appropriato dosare le azioni di consolidamento dei conti per non ostacolare la ripresa». Quella ripresa che finalmente c’è, favorita in gran parte dalla politica espansiva della Banca centrale europea, ma che presenta anche rischi: non quelli — per ora inesistenti — alimentati da un periodo troppo lungo di bassi tassi di interesse. Bensì quelli politici di un’Europa non abbastanza unita al di fuori della moneta, come il perdurare della crisi greca dimostra.
«Nell’interesse di tutti i paesi dell’area dell’euro la crisi della Grecia va governata» dice Visco, per il quale l’impatto finora è stato molto limitato e il pericolo di contagio allontanato. Le difficoltà di Atene a definire e attuare le necessarie riforme e l’incertezza sull’esito delle prolungate trattative con le istituzioni europee e con il Fmi alimentano tensioni gravi, potenzialmente destabilizzanti».
Sulla ripresa italiana pesa poi, anche il rischio di un apporto limitato delle banche, frenate nel dare credito dal volume delle sofferenze, cioè dei crediti non rimborsati dalle aziende, a cui devono far fronte con accantonamenti crescenti. Visco sollecita «il concorso pubblico» nell’attivazione di «un mercato secondario di tali sofferenze» con o senza bad bank e se la prende con «l’applicazione acritica e miope» delle regole sugli aiuti di Stato da parte degli uffici tecnici della commissione europea che bloccano gli interventi necessari a risolvere il problema. «Il rispetto sostanziale delle regole a tutela del mercato e della parità concorrenziale resta imprescindibile. Ma nel valutare il ruolo pubblico nella prevenzione e nella risoluzione delle crisi, non solo finanziarie, vanno approfondite le ragioni che differenziano politiche volte ad attivare i meccanismi di mercato da aiuti di Stato distorsivi dela concorrenza» rileva Visco. «Le autorità nazionali, politiche e tecniche, sono essenziali nel processo di decisione europeo», aggiunge, ma «nel dibattito tra Paesi sarebbe meglio ascoltare chi dimostra di far bene a casa propria, di onorare appieno gli impegni».
Sui problemi di capitale delle banche, infine, il governatore lascia trapelare la dialettica in seno al nuovo meccanismo di vigilanza della Bce e sollecita l’adeguamento graduale ai nuovi parametri «per non attenuare in questa fase di ancora incerta ripresa la capacità complessiva di erogare credito all’economia».

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