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La spinta di Draghi: riforme, non solo tasse

BRUXELLES — Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha esortato i governi dell’Ue a varare un growth compact, un patto per la crescita, per integrare il fiscal compact concordato per risanare i bilanci degli Stati attuando misure di austerità. Draghi ha lanciato il suo messaggio nell’Europarlamento di Bruxelles, dove l’anno scorso era già stato il primo a parlare di un fiscal compact con obblighi severi. Ha sollecitato governi e banche a intervenire con «urgenza» per rilanciare la crescita perché «l’incertezza è molto alta». Ha sconsigliato di seguire la via «facile» di aumentare le tasse per consolidare i bilanci perché, in assenza di crescita, «è sicuramente recessivo».
«Abbiamo il fiscal compact — ha detto il presidente della Bce nell’incontro con gli eurodeputati —. Ora quello che è più presente nella mia mente è un growth compact». In sostanza invita a trasferire in qualcosa di scritto, concreto e con regole le continue promesse anticrisi dei governanti impostate sulla crescita, che si moltiplicano soprattutto in vista delle campagne elettorali.
Draghi ha parato preventivamente l’attesa contestazione degli eurodeputati alla sua definizione, in un’intervista, del modello sociale europeo ormai «morto». Ha precisato che «il valore dell’inclusione sociale e della solidarietà appartiene alla mia cultura». E che in realtà è favorevole al modello sociale, ma purché non sia «basato su un debito pubblico così alto da diventare insostenibile». Ha difeso sia l’elargizione della Bce, detta Ltro, di circa un miliardo di euro alle banche a bassissimo tasso a tre anni (1%), sia le garanzie collaterali accettate. Non ha convinto vari eurodeputati sulla scelta di non limitare l’uso di questa liquidità solo per finanziare i settori produttivi e le famiglie. Draghi ritiene che il Ltro sia comunque servito a «prendere tempo», allontanando il rischio di credit crunch e di crac bancari. «Negli ultimi tre mesi» la situazione sarebbe «notevolmente migliorata» nella riapertura dei canali del credito. Non è però il caso di attuare «una strategia di uscita» dagli interventi di sostegno, come chiede spesso la banca centrale tedesca. L’Eurozona, con il suo debito sovrano, e il sistema bancario, con le sue criticità, li indica ancora «a metà del fiume da attraversare».
Draghi vede i rischi di inflazione in salita «per il prezzo del petrolio» compensabili con le contrazioni della recessione. Non condivide l’esortazione dell’Europarlamento a varare la tassa sulle transazioni finanziarie nell’Ue perché teme che investimenti vengano trasferiti nelle piazze con fiscalità privilegiata e nello shadow banking. Non è d’accordo con le proposte del candidato socialista alla presidenza della Francia, François Hollande, di estendere il ruolo della Bce oltre l’attuale controllo della stabilità dei prezzi e di modificare il fiscal compact. Pur senza citare Hollande, si è detto comunque fiducioso di accordi per il rafforzamento dell’unione monetaria «qualunque siano le posizioni iniziali». Da parte sua Hollande ha apprezzato l’apertura di Draghi sul rilancio della crescita. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha commentato positivamente quello che «ha detto il presidente della Bce» sulla necessità di riforme strutturali.
Le Borse europee hanno dato segnali di ripresa. L’indice Ftse Mib di Milano ha chiuso a +2,91%. Positive sono risultate anche Francoforte (+1,73%), Parigi (+2,02%) e perfino Madrid (1,7%). Valutazioni moderatamente ottimistiche sullo scenario macro-economico, ma molto prudenti sulla crisi dell’Eurozona, sono arrivate dalla banca centrale Usa Fed, che ha annunciato di voler mantenere i tassi di interesse vicini allo zero praticamente fino al 2014.

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