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La spinta di Draghi, ma le Borse cadono

Questa volta le parole di Mario Draghi, al termine del consiglio direttivo della Bce a Napoli, non sono riuscite a far riprendere fiato alle Borse, soprattutto quelle di Milano e di Parigi, incappate in una giornata nera, cadute rispettivamente del 3,92% sotto i 20 mila punti e del 2,81%. La caduta dei listini, ha voluto però precisare l’Istituto di Francoforte, è iniziata ben prima dell’intervento del banchiere centrale italiano, sull’onda del nuovo malessere dell’Europa provocato dallo strappo della Francia sui conti pubblici e dalle dichiarazioni anche del governo italiano sulle politiche di austerity. Sui mercati peraltro c’era chi avrebbe voluto un riferimento più circostanziato sulla disponibilità unanime del Consiglio «a ricorrere a strumenti non convenzionali qualora la bassa inflazione dovesse proseguire» o che si aspettava qualche spunto di novità in più sul piano preannunciato e confermato di acquisto di titoli cartolarizzati (Abs) e di obbligazioni bancarie garantite (Covered bond) o che avrebbe auspicato un’analisi meno severa di quella fatta da Draghi sullo stato dell’economia europea su cui «permangono rischi al ribasso» e che è caratterizzata da un alta disoccupazione e da una recessione «che sembra non finire mai». 
Il presidente della Bce ha comunque annunciato un piano da 1000 miliardi potenziale di due anni appunto per l’acquisto di Covered bond che inizierà a metà ottobre e di Abs e che includeranno anche i titoli di Grecia e Cipro «con specifiche misure per ridurre il rischio».
Il problema da affrontare in ogni caso è importante perché «la situazione di grande incertezza è sparita dai mercati finanziari, ma non dall’economia reale ed è lì che bisogna andare avanti». E questo spetta ai governi, ha ribadito Draghi esortando ancora una volta l’attuazione delle riforme strutturali e il rispetto delle regole di bilancio dichiarandosi fiducioso che la Francia farà il necessario.
La Bce, ha detto ancora una volta, ha preso misure significative per sostenere l’economia, dal ribasso dei tassi ai prestiti alle banche destinati a finanziare famiglie e imprese . Il fatto è – e la cosa vale per l’Italia ma anche per gli altri Paesi – che «il nostro compito è migliorare le condizioni del credito all’economia, ma perché la gente vada in banca a chiedere prestiti serve la fiducia nel futuro. Il quadro deve cambiare: meno tasse, più riforme, e certezza sull’orientamento dei conti pubblici».
Il percorso non è semplice ma è quello che vuole avviare il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Ieri si è svolto il primo incontro tecnico al ministero con Bankitalia, Abi e Cdp per esaminare una serie di iniziative, dalla garanzia pubblica per gli Abs all’ipotesi immaginata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi di utilizzare i prestiti della Bce alle banche (i Tltro) per consentire alle aziende di versare parte del Tfr nelle buste paga dei dipendenti. Un’ipotesi su cui si sono soffermati Draghi e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. «Le banche possono decidere come vogliono, a patto che il credito vada alle pmi» ha detto Visco, mentre Draghi ha aggiunto che i prestiti Tltro «sono pensati per finanziare l’economia. Se questo non avviene devono essere restituiti».
Infine la protesta dei Black-Bce: «Capisco i motivi, ma la colpa non è della Bce che negli ultimi tre anni ha evitato il collasso del sistema finanziario».

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