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La spinta della produzione industriale. Quei dubbi sulla crescita all’1,2%

Previsioni e obiettivi di crescita contrassegnati da troppo ottimismo. Scorrendo la relazione che il governo ha predisposto per accompagnare il Documento di economia e finanza (Def) alcuni passaggi evidenziano la cautela dell’esecutivo, nel valutare l’andamento dell’economia italiana nei prossimi mesi. Non a caso, il progetto di bilancio approvato dall’ultimo Consiglio dei ministri, recepisce la scelta del governo di abbassare «le previsioni di crescita per il triennio 2016-2018 e, in particolare la previsione di aumento del Pil reale nel 2016, che scende dall’1,6 all’1,2%». Il dato coincide con quanto detto dal premier, Matteo Renzi, dopo il Consiglio dei ministri. La relazione aggiunge, però, che nel 2016 la stima di una crescita all’1,2% potrebbe essere soggetta a «rischi al ribasso». Il resoconto a corredo del Def spiega, infatti, che «la previsione continua a basarsi su aspettative relativamente ottimistiche circa la domanda interna e la capacità delle imprese di espandere le esportazioni». Un quadro, insomma, di difficoltà crescenti, al punto che il Pil potrebbe risentirne e fermarsi comunque al di sotto di quota 1,2%. Il contesto, d’altra parte, è riassunto nella relazione: una recessione economica senza precedenti e la ricchezza del Paese che secondo l’indice Pil resta al di sotto dei livelli precrisi di quasi il 9%. Le stime che si attestano nella forchetta alta delle previsioni, del resto, sono accolte con riserva dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb). I dubbi dell’organismo, istituito per verificare le previsioni di finanza pubblica del governo, emergono nell’allegato alla lettera che serve a validare proprio il quadro sul contesto economico inserito nel Def. «Le ipotesi di crescita e di inflazione — spiega l’Ufficio di bilancio — concorrono a determinare un’evoluzione del Pil nominale che si colloca in corrispondenza del limite più alto dell’intervallo di stime del panel Upb». Un approccio da cui discende che una sorpresa negativa sul fronte della crescita e del costo della vita metterebbe a «rischio la dinamica del Pil e con essa l’abbassamento del rapporto debito/Pil».

Ieri intanto l’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento della produzione industriale a febbraio. Secondo l’Istituto l’industria italiana è andata bene rispetto a un anno fa, segnando nel mese di febbraio un balzo dell’1,2%. Il dato è però negativo (-0,6%) se confrontato con l’andamento di gennaio 2016. A frenare sono l’energia (-2,9%) e i beni di consumo (- 0,5%). La flessione di febbraio è comunque inferiore alle attese e segue l’accelerazione (+1,7%) di gennaio.

Andrea Ducci

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