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La spinta del Pil, disoccupazione al 12%

A sorpresa l’Istat rivede al rialzo il Prodotto interno lordo: l’economia sembra dare segnali concreti di crescita e così il dato sale a +0,4% (da +0,3) nel primo trimestre, a +0,3% (da 0,2%) nel secondo. E addirittura tocca il +0,7 su base annua (da +0,5). Numeri incoraggianti l’Istituto li registra anche sul mercato del lavoro: aumentano gli occupati (a luglio sono 44 mila in più rispetto a giugno e 235 mila su base annua) e diminuiscono di poco i senza lavoro (che in totale sono 3 milioni e 101 mila unità) con il tasso di disoccupazione che nel secondo trimestre si attesta al 12%, in calo di 0,5 punti percentuali sul mese precedente e di 0,9 su base annua. Ma fa scalpore la diminuzione del tasso di disoccupazione giovanile: scende al 40,5% (-2,5%) su base congiunturale a luglio e del 2,6 su base tendenziale. Si tratta del miglior risultato da luglio 2013. Non si attenua, però, il divario tra Nord e Sud: il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno (20,2%) risulta quasi triplo rispetto a quello registrato nelle regioni settentrionali (7,9) e quasi il doppio che al centro (10,7). 
Nel commentare i dati, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, precisa: la crescita acquisita per il 2015 pari allo 0,6% «è già vicina alla nostra stima per quest’anno (0,7%). Ci siamo: la direzione è giusta». Frena il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi: «L’unica speranza è che ci sia una conferma di questi numeri nei prossimi mesi». Critiche arrivano dal capogruppo di FI alla Camera, Renato Brunetta: «Serve una lettura meno trionfalistica e più attenta dei numeri e l’effetto del Jobs act continua a essere impercettibile». Più duro il commento della leader della Cgil, Susanna Camusso, che attacca Renzi e Squinzi: «Se tornassero coi piedi per terra e la smettessero con la propaganda, il Paese potrebbe cogliere le opportunità che sembrano prospettarsi».
Tornando a esaminare il Pil, si tratta dell’aumento tendenziale più alto da quattro anni e con un risultato positivo per due trimestri consecutivi: rispetto al primo trimestre, si assiste a un recupero dei consumi delle famiglie e l’import va meglio dell’export. In particolare la domanda interna mostra andamenti dissimili, con i consumi finali nazionali in aumento dello 0,3% (+0,4 per i consumi dei residenti) e gli investimenti fissi lordi in diminuzione dello 0,3. Riguardo alle componenti estere si è registrata una crescita più intensa per le importazioni (+2,2%) che per le esportazioni (+1,2). Inoltre rispetto al trimestre precedente, l’industria rimane stazionaria e i servizi aumentano dello 0,3%, mentre l’agricoltura scende dell’1,1. La stabilità congiunturale dell’industria deriva da una crescita del settore in senso stretto (+0,2) e da una flessione delle costruzioni (-0,7). In termini tendenziali, il valore aggiunto dell’industria registra una variazione nulla, con un incremento dello 0,4% dell’industria in senso stretto e una flessione dell’1,5 delle costruzioni, mentre l’agricoltura aumenta dell’1,7 e i servizi dello 0,5.
In questo clima, buone notizie arrivano pure dai conti dello Stato: il fabbisogno si attesta a circa 31,7 miliardi nei primi 8 mesi dell’anno. Rispetto allo stesso periodo del 2014 il miglioramento è di 19 miliardi. Ad agosto poi il fabbisogno è stato di 7,8 miliardi: per il ministero dell’Economia «siamo in linea con la riduzione dell’indebitamento netto tra il 2014 e il 2015 indicata nel Documento di economia e finanza».
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