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La spinta che viene dalla domanda interna Auto e farmaceutica i settori in ripresa

Il Pil è dunque ripartito ma analisti e addetti ai lavori non stappano bottiglie di champagne per un doppio ordine di motivi. Il primo è che bisognerà attendere la rilevazione di agosto per avere due trimestri consecutivi di crescita e quindi considerare archiviata la recessione, il secondo è che sappiamo ancora troppo poco sulle caratteristiche della ripartenza e di conseguenza ci si muove a tentoni. 
Possiamo dire però che il segno positivo del Pil non è dovuto all’export, che pure è stata una gigantesca ciambella di salvataggio negli anni della Grande Crisi. Gli ultimi riscontri, infatti, segnalano un aumento delle importazioni sulle esportazioni e di conseguenza il +0,3% è stato determinato dalla domanda interna. Che seppure lentamente ha ripreso a camminare.
Un dettaglio importante lo fornisce Gregorio De Felice, capo economista del gruppo Intesa Sanpaolo. I depositi bancari a gennaio crescevano del 5% mentre a marzo continuano a salire ma meno velocemente (+3,3,%). Il delta che fa la differenza tra i due dati è molto probabile che stia aiutando i consumi e del resto i dati della grande distribuzione e lo stesso indice Confcommercio ci dicono qualcosa di analogo. «Si può pensare anche a un effetto differito dell’operazione 80 euro. In estate sono stati necessari per pagare le tasse e molti pensavano addirittura che fosse una misura una tantum», aggiunge De Felice. Morale della favola: se gli 80 euro finora sono stati usati per creare risparmio precauzionale e per accontentare l’erario ora in parte vengono utilizzati per finanziare acquisti che erano stati rinviati sine die. Ma quali sono i settori che stanno spingendo di più il Pil? Mixando il comunicato di ieri dell’Istat e quello di una settimana fa sulla produzione industriale si può avere qualche elemento in più. E allora si vede come i mezzi di trasporto hanno ricominciato a sostenere la domanda interna e la riprova la si ha dall’incremento delle immatricolazioni di auto. E’ chiaro che in termini di brand questa tendenza si chiama Fiat per il peso che la casa torinese ha nella produzione effettuata in Italia e per la quota di mercato che detiene.
Un settore che non finisce di stupire è il farmaceutico che in un anno ha visto aumentare la produzione in Italia del 22,2% e che ha aumentato nel 2014 gli investimenti all’incirca del 15% grazie alle scelte di soggetti come Glaxo, Janssen, Chiesi, Merck Serono, AbbVie, Kedrion ed Eli Lilly. La spinta pro-ripresa viene anche da settori che contano tradizionalmente un numero piuttosto alto di aziende come le apparecchiature elettriche, la metallurgia e la gomma che in proporzioni diverse hanno comunque accelerato e recuperato situazioni negative fatte registrare ancora nel 2014. Sintetizza Luca Paolazzi del Centro Studi Confindustria: «Tutte le rilevazioni di cui siamo in possesso sia sulla fiducia sia sulla propensione agli investimenti sia di settore parlano la stessa lingua, ci raccontano di un mutamento di clima e di primi risultati concreti positivi».
Il mutamento delle aspettative è segnalato anche da un altro comportamento, che secondo Innocenzo Cipolletta, le aziende stanno attuando: la ricostituzione delle scorte. «Nella prima fase della ripresa si tendono a riempire di nuovo i magazzini che erano stati ridotti al minimo quando le cose andavano male. Ed anche questo è un segno che è la domanda interna il nuovo driver». Del resto l’Italia era stato l’unico Paese a far registrare un calo del Pil nel quarto trimestre del 2014, un dato che molti osservatori consideravano e considerano ancora inspiegabile .
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