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«La spinta Bce? Vale lo 0,5% del Pil»

Scatteranno a settembre, ma già la Banca d’Italia ha stimato l’effetto sulla crescita che avranno le misure annunciate dalla Bce (Banca centrale europea). In particolare «le nuove operazioni di rifinanziamento quadriennali che metteranno a disposizione delle banche fondi a lungo termine a condizioni favorevoli» dovrebbero stimolare la crescita del Pil (Prodotto interno lordo) nel triennio 2014-16 «di mezzo punto percentuale». E ciò «sulla base dei soli effetti finora osservati sul cambio sui tassi di mercato». A rilevarlo è stato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo al convegno organizzato dall’Istituto centrale delle banche Popolari (Icbpi), che ieri ha celebrato i 75 anni di vita, al quale hanno partecipato fra gli altri il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli e l’ex ministro Enzo Moavero. 
Panetta, dopo aver rinnovato le sollecitazioni di Bankitalia alle Popolari «a proseguire nell’opera di ammodernamento di forme organizzative e strutture di governo societarie» si è soffermato sulla «doppia sfida» in cui sono impegnate le aziende di credito italiane. Da un lato, «esse devono riparare i danni loro inflitti dalla crisi, recuperare redditività, accumulare le risorse patrimoniali necessarie per sostenere la ripresa». Al tempo stesso «devono prepararsi a fronteggiare l’accelerazione che l’Unione bancaria imprimerà al processo di integrazione creditizia in Europa». Ma per «un efficiente sistema finanziario europeo e la piena concorrenza tra banche nell’area dell’euro» serviranno importanti progressi come «l’eliminazione dei forti divari nei regimi di tassazione nazionali». Musica per le orecchie del presidente dell’Abi, Patuelli che, intervenendo subito dopo, ha rilanciato le richieste del sistema bancario a favore di un alleggerimento fiscale, lamentando in particolare la maggiorazione dell’8,5% all’aliquota Ires «applicata anche agli accantonamenti patrimoniali». Le banche italiane, ha sostenuto, pagano il doppio di quelle dei Paesi confinanti e «se pensiamo di poter sopravvivere a questa discriminazione competitiva sbagliamo di grosso».
«Le banche, prima di tutto, devono fare bene il loro mestiere: finanziare le opere finanziabili», ha infine rilevato il presidente dell’Icbpi, Giovanni De Censi, dando così la risposta delle Popolari al richiamo del premier Matteo Renzi a dare più credito alle imprese. «Oggi quello che manca è la domanda di credito: non si può dare ad aziende decotte, bisogna darlo a quelle che investono. Noi siamo nati per fare questo mestiere e se non lo facciamo non possiamo neanche pagare i dividendi ai nostri azionisti».

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