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La Spagna, viatico all’avvocatura

di Antonio Ciccia 

Da abogado ad avvocato in tre anni. Passando dalla sezione speciale dell'albo forense riservata agli avvocati comunitari: una corsia che non prevede prove attitudinali. Questo l'effetto della sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite, n. 28340 depositata il 22 dicembre 2011, che esclude ogni discrezionalità degli ordini forensi nell'esame delle domande di iscrizione nella sezione speciale.

Una discrezionalità, nella verifica dei requisiti professionali, che gli ordini hanno ritenuto di esercitare, soprattutto per evitare scorciatoie nell'iscrizione all'albo, senza passare dal praticantato e dall'esame di stato.

Un laureato italiano ha chiesto a un consiglio dell'ordine l'iscrizione nella sezione dell'albo professionale riservata agli avvocati comunitari stabiliti. L'interessato in questione ha conseguito in Spagna il titolo di abogado e si è iscritto in un collegio di professionisti nella penisola iberica. Il consiglio dell'ordine ha rigettato l'istanza, sostenendo che la direttiva sullo stabilimento dei professionisti (n. 98/5/Ce) si applica ai cittadini di nazionalità diversa da quella dello stato al quale si chiede l'abilitazione all'esercizio della professione forense. Anche il Consiglio nazionale forense è stato di questa opinione, rilevando che in Italia sono previsti un tirocinio teorico-pratico biennale e il superamento dell'esame di stato. Il laureato ha ritenuto di proseguire il contenzioso, proponendo ricorso alla Cassazione. E la Corte gli ha dato ragione.

Le motivazioni della sentenza sono incentrate sulla normativa comunitaria, che stabilisce il diritto di ogni cittadino europeo di esercitare la propria attività in qualsiasi stato dell'Unione. Per gli avvocati ci sono due diverse strade. La prima comporta una richiesta di riconoscimento del titolo con iscrizione al relativo albo: il ministero della giustizia stabilisce quali prove l'interessato deve sostenere per compensare la diversità degli studi e della formazione rispetto alla legge italiana; si tratta di una vera e propria prova attitudinale. L'alternativa è il procedimento di stabilizzazione/integrazione (direttiva 98/5/ce, attuata dal dlgs 96/2001): il professionista, munito di un titolo di altro paese comunitario, può chiedere l'iscrizione nella sezione speciale dell'albo italiano del foro, nel quale intende eleggere domicilio professionale, per poi ottenere l'integrazione e, quindi, l'iscrizione a pieno titolo nell'albo italiano. Insomma si utilizza il titolo professionale, per esempio spagnolo, ci si iscrive presso un consiglio dell'ordine e, dopo tre anni di effettiva attività in Italia, d'intesa con un avvocato italiano, si può chiedere di essere integrato con il titolo di avvocato italiano e l'iscrizione nell'albo ordinario. Il professionista comunitario stabilito, dunque, è esonerato dalla prova attitudinale. Quindi c'è una strada più veloce (direttiva 89/48/Ce) che permette l'immediata iscrizione nell'albo ordinario, ma è subordinata a una prova attitudinale e una strada più lunga, senza prova attitudinale (ma ci vuole un triennio di attività effettiva d'intesa con un legale italiano).

Nel caso specifico il dottore italiano ha volute perseguire questa seconda scelta, nel dissenso dell'ordine degli avvocati. Secondo la Cassazione, tuttavia, è illegittimo il diniego alla domanda di iscrizione nella sezione speciale dell'albo riservata agli avvocati comunitari stabiliti.

Tra l'altro la Cassazione ha ritenuto che l'illegittimità del diniego trova conferma negli orientamenti della giustizia europea che hanno bocciato la possibilità di ottenere l'immediata iscrizione nell'albo ordinario dopo a vere acquisito il titolo in altro stato europeo. Secondo la Cassazione tale ipotesi è diversa da quella della richiesta di iscrizione al solo fine di ottenere lo stabilimento in Italia per far decorrere il triennio, al cui epilogo può verificarsi l'iscrizione nell'albo ordinario. Per la Cassazione, infatti, come riconosciuto dalla giustizia comunitaria, sono tra loro equiparabili la prova attitudinale e l'attività triennale. Quindi il fatto che in Italia per essere abilitato alla professionale di avvocato occorre un praticantato biennale e il superamento dell'esame di stato non è di ostacolo alla iscrizione nell'albo degli avvocati comunitari stabiliti. Secondo la sentenza il requisito dell'effettiva attività triennale è idoneo a soddisfare l'interesse pubblico sotteso alla verifica dei requisiti di preparazione teorico-pratica sottesi alla disciplina interna italiana. La Cassazione dunque, in controtendenza rispetto all'orientamento dei consigli forensi, ha stabilito l'accoglimento della domanda del laureato tesa a essere iscritto nella sezione speciale degli avvocati stabiliti.

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