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La Spagna precipita a BBB

Il rating della Spagna è stato abbassato ieri di tre livelli da Fitch: la stessa agenzia segnala che potrebbe decidere ulteriori tagli se dovessero aumentare ancora i costi della ristrutturazione del sistema finanziario iberico e se la crisi della Grecia dovesse aggravarsi con le elezioni di metà mese. Fitch ha deciso di abbassare la valutazione sulla solidità della Spagna da A giù fino a BBB, a solo due livelli dall’area speculativa, dal livello junk, spazzatura. Mettendo il Paese in outlook negativo e preparando quindi altre riduzioni nei prossimi mesi.
I mercati globali non hanno avuto particolari reazioni di fronte alla mossa di Fitch. Ieri inoltre – anche sull’onda dell’asta positiva (almeno nella domanda) del Tesoro di ieri mattina – lo spread tra i rendimenti dei titoli del debito spagnoli con scadenza a dieci anni e i bund tedeschi è sceso a 472 punti base, venti in meno di mercoledì e quasi ottanta in meno rispetto ai massimi della scorsa settimana.
Fitch ha ora su Madrid il rating più basso tra le tre grandi agenzie: la Spagna entrata nella crisi con la tripla A è valutata BBB+ da Standard&Poor’s che è intervenuta sul giudizio alla fine di aprile, mentre Moody’s da febbraio non ha più modificato il suo A3. Fitch collega la solidità della Spagna alle gravi difficoltà delle sue banche e ai costi per il bilancio pubblico derivanti dalla ristrutturazione dell’intero sistema bancario (ieri al vertice del Banco de Espana è stato nominato Luis Maria Linde, al posto di Miguel Angel Fernandez Ordonez, in rotta con il Governo dopo il crack di Bankia): per l’agenzia francese il Governo sarà costretto a intervenire con almeno 60 miliardi di euro, una cifra che vale circa il 6% del Pil e più del doppio di quanto previsto in una prima fase. Ma i costi potrebbero salire fino a 100 miliardi di euro se lo scenario internazionale si dovesse aggravare. Lo sforzo per arrivare a un riassetto delle banche – spiega Fitch – potrebbe far salire il debito pubblico spagnolo fino al 95% del Pil nei prossimi tre anni. E la fase di recessione dell’economia spagnola potrebbe prolungarsi per tutto il 2013.
La «drammatica» erosione del profilo di credito della Spagna – prosegue Fitch – «riflette in parte errori politici a livello europeo che hanno aggravato i problemi economici e finanziari del Paese»: il rating rimane ancora su livelli di investment grade grazie a «un’economia diversificata e a una stabilità politica e sociale» mantenuta nonostante «la disoccupazione molto alta»; oltre che «all’impegno del Governo ad attuare riforme strutturali».
Per l’agenzia tuttavia il ristretto spazio di manovra fiscale non consentirà alla Spagna di intervenire con decisione per ricapitalizzare le banche rendendo necessario «un sostegno finanziario esterno». Il premier Mariano Rajoy ieri è tornato a ripetere che «ogni decisione su come dovrà essere aiutato il sistema finanziario spagnolo verrà presa solo quando saranno ultimate le analisi sulla reale situazione dei bilanci delle banche». Oggi il board del Fondo monetario internazionale discuterà i risultati della ricognizione sull’economia spagnola e sul fabbisogno di ricapitalizzazione delle banche iberiche: secondo le prime anticipazioni nella situazione attuale l’Fmi stima un intervento di 40 miliardi destinati a 10 banche; mentre in caso di forte recessione servirebbero fino a 80 miliardi di euro.
Madrid potrebbe non avere la forza necessaria a sostenere un’operazione così ampia. Per questo l’Unione europea sta definendo un piano di salvataggio “morbido”, con un prestito diretto al Frob, il fondo pubblico di sostegno alle banche, e non al Governo: evitando così a Rajoy l’onta di chiedere l’aiuto internazionale come Stato sovrano e quindi di dover accettare il risanamento e le riforme imposte da Ue e Fmi. «La Spagna finora non ha avanzato alcuna richiesta di aiuto finanziario ma se lo farà sarà aiutata», ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.

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