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La Spagna fa tremare spread e Borse

Dura poco l’illusione del rimbalzo per i mercati europei, giusto il tempo per i ribassisti di serrare le fila e di continuare a vendere come nei giorni precedenti quasi tutto ciò che capita a tiro marchiato di euro: la valuta stessa (scesa a nuovi minimi da 2 anni sul dollaro attorno a 1,2050), le azioni e i titoli di Stato. Del resto, segnali di novità o quantomeno di incoraggiamento nella crisi che ormai si trascina avanti da un anno a questa parte non se ne sono visti e il flusso di notizie resta anzi per lo più negativo e quasi sempre avvolto nella confusione.
L’apice della contraddizione, quella che gli investitori non riescono proprio a digerire, la si raggiunge nel tardo pomeriggio. Il governo spagnolo è infatti costretto a fare marcia indietro e a rimuovere dal proprio sito internet la nota con il presunto appello congiunto con Francia e Italia presso l’Unione europea per l’attuazione rapida delle decisioni assunte nel Summit di Bruxelles di fine giugno dopo le smentite giunte da Roma e Parigi. È l’ennesimo esempio di governi che continuano purtroppo a parlare un linguaggio differente tra di loro ed è una fortuna che il giallo si consumi quando in Europa i mercati sono già chiusi.
In precedenza, la sequela di indiscrezioni (anche qui tra conferme e successive smentite) era stata tale da mettere ulteriore apprensione sui listini: la Catalogna che chiede aiuto (dopo le regioni di Valencia e di Murcia); la stessa Spagna che, secondo quanto rivelato da «El economista», sarebbe sul punto di chiedere all’Europa una linea di credito per coprire i 28 miliardi di Bonos in scadenza a ottobre. A poco, sotto questo aspetto, conta il fatto che nella mattinata Madrid sia riuscita a collocare (ma a caro prezzo) titoli a 3 e 6 mesi per poco più di 3 miliardi di euro, perché il vero test ci sarà la prossima settimana con le scadenze più lunghe.
Il bollettino (di guerra) della giornata parla dell’ennesimo scivolone della Borsa di Madrid (-3,6%), i cui valori sono ridotti ai minimi dal marzo 2003, e di quello di Piazza Affari (-2,7%, raggiunti ormai i livelli del marzo 2009), che ieri hanno visto svanire rapidamente l’effetto dello stop delle vendite allo scoperto su bancari e assicurativi. Tanto è vero che fra i peggiori di seduta troviamo da una parte Intesa Sanpaolo (-4,6%), UniCredit (-4%), Mps (-4,2%), Ubi (-6,6%) e Generali (-3,6%); dall’altra Bbva (-4,2%), Banco Santander (-4,5%), Bankinter (-5,5%) e Mapfre (-8,3%). In rosso, ma con perdite più limitate, anche Francoforte (-0,5%), Parigi (-0,9%), Londra (-0,6%), raggiunte in serata da New York. S&P 500 e Nasdaq hanno infatti ceduto entrambi lo 0,9% risalendo dai minimi su indiscrezioni per un’imminente azione della Fed a sostegno dell’economia.
Stessa linea sui titoli di Stato, dove i rendimenti dei decennali spagnoli balzati al 7,64% (640 punti base in più rispetto al Bund pari scadenza) e il BTp di casa nostra al 6,60% (spread a quota 537). E dove, elemento sempre più inquietante perché testimonia la crescente sfiducia verso gli emittenti, si è verificato un rialzo più marcato delle scadenze brevi con il conseguente appiattimento delle curve dei tassi (vedi articolo nella pagina a fianco). Per la verità ieri i rendimenti sono saliti in tutta l’Eurozona, un riflesso condizionato dalla decisione presa nella serata precedente da parte di Moody’s di abbassare da «stabile» a «negativo» l’outlook per tre storiche «Triple A» rimaste nel Vecchio Continente quali Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi: il rendimento dei decennali tedeschi stessi è cresciuto all’1,23% (+7 punti base), quello degli olandesi all’1,72% (+10), quello dei francesi al 2,27% (+12).
Per il secondo giorno consecutivo, ieri, il mercato ha trovato rifugio soltanto al di fuori dall’Eurozona, come dimostrano i nuovi minimi storici segnati dai rendimenti dei Treasury Usa (1,40% il decennale) e dei Gilt britannici (1,45%).
Nella notte, da New York, la notizia della revisione da parte dell’agenzia Moody’s delle prospettive dell’Efsf, il fondo salva Stati europeo, al ribasso: da stabile a negativo.

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