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La Spagna chiede aiuto all’Europa

La Spagna ha rivolto ieri per la prima volta un’esplicita domanda di aiuti ai partner europei per affrontare la crisi che colpisce le sue disastrate banche su cui pesano 220 miliardi di prestiti inesigibili relativi al mercato immobiliare. Secondo il ministro del Bilancio spagnolo, Cristobal Montoro, ai livelli attuali dei rendimenti dei titoli di Stato per la Spagna l’accesso ai mercati «è chiuso».
Frase pesante che in altri casi è stata interpretata dai mercati come il lancio della spugna nel ring dei debiti sovrani. Subito dopo però il ministro Montoro, resosi conto dell’incauta affermazione, ha precisato in un’intervista a Radio Onda Cero che un vero e proprio salvataggio del Paese iberico non sarà necessario, perché data la dimensione del suo Pil, il quarto dell’area euro «tecnicamente la Spagna non può essere oggetto di un salvataggio», insomma è «too big to save», troppo grande per essere salvata.
Poi per ammorbidire ancora di più l’effetto dell’onda tellurica innescata ha aggiunto: quanto alle necessità di capitale delle banche della Spagna non sono così «eccessive». E qui però ha lanciato una indiretta richiesta per usare il fondo salva-Stati in funzione salva banche: «Ed è per questo che è così importante che le istituzioni europee siano aperte e ci sostengano a reperire queste cifre, perché non stiamo parlando di valori astronomici». Insomma Madrid non vuole subire l’onta della richiesta di aiuti con la conseguente obbligatorietà di condizioni da accettare e chiede di usare i fondi Ue direttamente per le banche. Secondo “Die Welt” funzionari europei starebbero considerando la possibilità per Madrid di usare prima del voto greco del 17 giugno una linea di credito precauzionale per le banche iberiche.
Da giorni però la Spagna sconta il dissesto del suo sistema bancario, che richiederà interventi di sostegno da parte dello Stato già sotto pressione dei mercati, che andrebbero finanziati emettendo altri bond, strada difficile da percorrere visto i livelli dei rendimenti troppi vicini al 7%, limite considerato dai mercati insostenibile. Per questo si sono create ipotesi sulla possibilità che Madrid faccia ricorso alla rete di aiuti esterni.
Il differenziale dei rendimenti tra i Bonos a 10 anni e Bund ha chiuso a 510 punti base. La tensione di fondo rimane e i rendimenti lordi del Bonos decennali hanno chiuso al 6,30 per cento.
Alla teleconferenza tra ministri e banchieri centrali del G-7
il dipartimento al Tesoro Usa ha comunicato che «i ministri e i Governatori del G-7 hanno discusso i progressi verso un’unione di bilancio e finanziaria dell’Ue», rilanciando nel contempo le loro critiche verso l’Europa, espresse già lunedì da un portavoce della Casa Bianca. «I mercati restano scettici» sulle misure adottate dall’Ue, ha ripetuto una fonte del Tesoro americano. «Speriamo di vedere l’Europa agire più rapidamente nelle prossime settimane» per evitare il rischio contagio. Il pressing è forsennato: ieri uno dei consiglieri di Barack Obama, Michael Froman, ha detto che «l’Europa ha intrapreso passi importanti per affrontare la crisi ma i mercati si attendono di più, e bisogna fare di più». In serata è di nuovo intervenuto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney: «Bisogna agire con urgenza» ha ribadito. L’Europa deve decidere «misure immediatamente», nelle prossime settimane. Il ministro delle Finanze giapponese, Jun Azumi, ha rivelato che al G-7 «la parte europea ha assicurato che risponderà rapidamente», aggiungendo che in generale nelle discussioni si è giunti «a una diagnosi condivisa sulla crisi». Il problema però è che i pareri divergono sulle misure da prendere.
L’urgenza è stata sottolineata anche dal premier spagnolo, Mariano Rajoy, da meno di sei mesi al potere, che al Senato ha affermato: «Abbiamo un problema di finanziamento, liquidità e sostenibilità del debito». Il premier ha poi esortato l’Europa a «sostenere i Paesi in difficoltà». Secondo Rajoy, «l’Europa deve dire dove intenda andare per darsi un’unità. Deve chiarire che l’euro è un progetto irreversibile e che sosterrà i Paesi in difficoltà».

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