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La solidarietà non ha scadenza

Non c’è termine per presentare domanda di sgravio contributivo per i contratti di solidarietà. Unico vincolo sono le risorse (e l’esame delle domande segue l’ordine cronologico): una volta esaurite, si è fuori dall’incentivo. Lo precisa il ministero del lavoro nella circolare n. 31/2014, in cui fa marcia indietro rispetto al termine di 30 giorni fissato nella circolare n. 23/2014 per l’invio delle domande di riconoscimento dello sconto del 35% dei contributi in caso di stipula di un contratto di solidarietà con riduzione dell’orario di lavoro superiore al 20%.

Imprese in cigs

Lo sgravio è stato introdotto dal dl n. 34/2014, convertito dalla legge n. 78/2014, a favore delle imprese soggette a cigs che stipulano contratti di solidarietà. Lo sgravio, che decorre dal 21 marzo 2014, è subordinato alla previsione da parte delle imprese di strumenti finalizzati alla realizzazione di un miglioramento della produttività ovvero di un piano di investimenti finalizzato a superare le inefficienze gestionali o del processo produttivo. La misura è pari al 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro dovuta per i soli lavoratori interessati alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%. Spetta per l’intera durata del contratto di solidarietà con il limite massimo di 24 mesi ed entro le risorse finanziarie disponibili di 15 milioni di euro annui. Nella circolare n. 23/2014 (si veda ItaliaOggi del 30 settembre 2014), il ministero ha fissato un termine alla presentazione delle istanze per il riconoscimento dello sgravio (allo stesso ministero e all’Inps): entro 30 giorni dalla stipula del contratto di solidarietà ovvero entro il 26 ottobre 2014 per quelli già siglati alla data della circolare (26 settembre).

Marcia indietro

Nella circolare n. 30/2014 il ministero dà indicazioni procedurali per la regolarizzazione delle domande, originariamente irrituali, preordinate alla concessione degli sgravi. In particolare, spiega che le istanze sono procedibili laddove risultino complete e corredate dalla prescritta documentazione, sempreché le risorse previste non si siano esaurite. Invece, nelle ipotesi in cui le istanze risultino incomplete e/o carenti della necessaria documentazione di supporto, ai fini della procedibilità, le domande verranno fatte oggetto di specifica richiesta da parte del ministero il quale assegnerà il termine di 30 giorni per la risposta ed eventuale integrazione di documentazione, ai sensi dell’art. 6, lett. b, della legge n. 241/1990. In altre parole le istanze devono ritenersi senz’altro ammissibili, poiché non c’è norma che preveda espressamente, a pena di inammissibilità, la presenza degli elementi essenziali richiesti nella precedente nota n. 23/2014 (si veda tabella). In particolare, precisa il ministero, il termine deve considerarsi ordinatorio, mentre per tutte le altre irregolarità vale la procedura di cui alla citata legge n. 241/1990. Procedura che consente all’ufficio responsabile del procedimento di ottenere dagli interessati la regolarizzazione delle istanze erronee oppure incomplete, nonché di ordinare le necessarie esibizioni documentali. In tal caso, la decorrenza cronologica delle istanze irrituali sarà successiva alla presentazione, ossia dalla data in cui è acquisita tutta la documentazione di rito richiesta in sede di regolarizzazione.

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