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La società estinta non può agire in giudizio

La cancellazione di una società dal registro delle imprese priva la società stessa della capacità di stare in giudizio. Ciò impone, dal momento che la società è estinta, la declaratoria di inammissibilità del ricorso in riassunzione proposto da parte del socio in nome e per conto della stessa. Lo ha stabilito la Ctr del Lazio nella sentenza n. 3709/08/2019, con la quale si è pronunciata su di un ricorso per riassunzione proposto da una holding estera la quale era unica socia, detentrice dell’intero capitale, di una società italiana estinta e cancellata dal Registro delle imprese. Quest’ultima, dopo aver ottenuto l’accoglimento del ricorso promosso avverso un avviso di accertamento Irpeg 2001 ed essere risultata vittoriosa anche in appello con il rigetto del gravame proposto dall’ufficio, si vedeva cassare la sentenza della Ctr romana dalla Cassazione, che rinviava al medesimo collegio regionale. A riassumere il giudizio con ricorso alla Ctr era però non l’originaria ricorrente, ormai cessata, ma la sua socia unica, che insisteva per la conferma della decisione della Ctr che aveva disposto l’annullamento dell’avviso di accertamento.

La Ctr spiegava che, a seguito delle modifiche del quadro normativo in forza della riforma del diritto societario con dlgs n. 6/2003, mentre prima la cancellazione della società non ne determinava l’estinzione finché tutti i rapporti processuali pendenti non fossero stati definiti, a seguito della riforma, invece, ai sensi del nuovo art. 2495 c.c., l’esistenza di rapporti pendenti non impedisce l’estinzione della società che avviene automaticamente con la cancellazione dal registro imprese. La società cancellata, pertanto, è priva di capacità di stare in giudizio e laddove l’estinzione intervenga in pendenza di giudizi in cui essa è parte, si determinerà un evento interruttivo con eventuale riassunzione del processo da parte dei suoi soci.

Nel caso di specie, tuttavia, la commissione non poteva che dichiarare l’inammissibilità dell’atto di riassunzione poiché constatava che la ricorrente aveva agito in riassunzione per conto della società estinta in qualità di sua socia senza però produrre i bilanci di liquidazione della cancellata che avrebbero giustificato il fenomeno successorio legittimando la stessa alla proposizione del ricorso in sostituzione della società estinta. Ciò determinava l’estinzione del giudizio con caducazione di tutte le pronunce non ancora definitive nel frattempo rese nel corso di tutto il procedimento.

Nicola Fuoco

(…) La Suprema Corte con ordinanza n. (…) ha cassato la sentenza di secondo grado della Ctr del Lazio e ha rinviato alla medesima Ctr, in diversa composizione, per la decisione della questione. La Società M. P. Srl, cancellata dal registro delle imprese il 22 marzo 2016, ha riassunto il giudizio nella persona del legale rappresentante di K. M. H. AB,(…) nella sua qualità di socio unico di E. M. S.r.l. (anch’essa cancellata dal registro delle imprese) detentrice dell’intero capitale sociale della M. P. S.r.l. (…).

In via preliminare, la commissione rileva d’ufficio l’inammissibilità del ricorso per riassunzione presentato dalla K. M. H. AB, nella sua qualità di socio unico di E. M. S.r.l. (società cancellata dal registro delle imprese) detentrice dell’intero capitale sociale dell’originaria ricorrente/appellata M. P. Srl, cancellata dal registro delle imprese il 22 marzo 2016.(…)

Ne discende che la cancellazione di una società dal registro delle imprese priva la società stessa della capacità di stare in giudizio e impedisce, dal momento della estinzione della società medesima, che questa possa proficuamente agire ovvero essere citata in giudizio, atteso che l’estinzione priva la società cancellata della capacità di stare in giudizio (…). Invece, ove l’estinzione intervenga in pendenza di un giudizio di cui è parte la società cancellata, si determina (salvo che nel giudizio per cassazione) un evento interruttivo del processo ex artt. 299 e ss cpc, con eventuale riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei confronti dei soci, successori della società, ai sensi dell’art. 110 cpc (cfr. Cass. SS.UU. 12 marzo 2013, nn. 6070, 6071 e 6072). Nel caso in esame, la K. M. H. AB – società di diritto svedese che ha proposto il ricorso in riassunzione in nome e per conto della M. P. S.r.l.; cancellata dal registro delle imprese il 22/03/2016, era socio unico di E. M. S.r.l., anch’essa cancellata dal registro delle imprese, a sua volta socio unico della predetta M. P. S.r.l. – non ha prodotto in giudizio i bilanci finali di liquidazione delle società di capitali cancellate, per cui non è possibile accertare che si sia verificato, nei confronti della K. M. H. AB, quel fenomeno successorio nei debiti delle società estinte, sia pure nei limiti delle somme riscosse a seguito della loro liquidazione, che la legittimerebbe, ai sensi della’art. 110 cpc, a proporre il ricorso per riassunzione del presente giudizio in sostituzione della società cancellata.

L’inammissibilità del ricorso in riassunzione determina, ai sensi dell’art. 393 cpc, l’estinzione dell’intero processo (…)

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