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La società a prova di voluntary

La Voluntary disclosure nazionale salva le società che hanno erogato le provviste finanziare detenute all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale e oggetto di Voluntary disclosure estera da parte di persone fisiche, enti non commerciali e soggetti equiparati. Il caso: la società italiana Zeta snc svolge l’attività di rappresentanza nella vendita di immobili siti all’estero per conto di committenti extraUe, facendosi accreditare le provvigioni su di un conto corrente acceso presso una banca ubicata in un paese Black list. La società Zeta è partecipata al 60% dal sig. Effe, residente in Italia, e per la restante parte da altre persone fisiche. Nello svolgimento della propria attività la società Zeta ha instaurato un rapporto di sub-agenzia con il sig. Emme, soggetto residente in Italia, il quale nella sua qualità di agente di commercio, ha incassato le proprie provvigioni su un c/c acceso anch’esso presso un istituto di credito Black list. La società Zeta ha svolto l’attività di rappresentanza nella vendita di immobili siti in India per una società del luogo avvalendosi della collaborazione del sig. Emme che ha operato all’estero. La società Zeta, maturate le provvigioni al perfezionarsi della vendita degli immobili tra la committente e i clienti finali, anch’essi stranieri, riconosce i relativi compensi al sig. Emme. Nessun soggetto coinvolto in tale operazione dichiara quanto dovuto in Italia. In particolare il sig. Emme non ha dichiarato le provvigioni di fonte estera maturate negli anni dal 2009 al 2012 e non ha ottemperato agli obblighi di monitoraggio fiscale per le attività estere di natura finanziaria. Questo quindi presenta istanza di Voluntary disclosure estera (art. 5-quater dl 167/1990) avente a oggetto i redditi d’impresa di fonte estera (le provvigioni relative all’attività svolta all’estero). Anche il socio di maggioranza di Zeta, il sig. Effe, non avendo dichiarato negli anni i redditi derivanti dalla partecipazione in Zeta e accreditati sul suo conto corrente Black list e non avendo ottemperato agli obblighi sul monitoraggio fiscale, decide di presentare istanza di Voluntary disclosure estera (art. 5-quater dl 167/1990). Vista l’attivazione della Voluntary disclosure da parte di tali soggetti, sarà quindi consigliabile che anche la società Zeta presenti istanza di Voluntary disclosure avvalendosi dell’istituto della disclosure nazionale prevista dall’art. 1, c. 2 legge 186/2014 così da prevenire eventuali controlli da parte dell’Agenzia delle entrate e le eventuali pretese impositive sui redditi non dichiarati. L’amministrazione finanziaria, infatti, dalla relazione accompagnatoria e dalla documentazione prodotta sia dal sub agente sig. Emme che dal sig. Effe, avrà evidenza che fonte dei redditi esteri di tali persone fisiche è la società italiana Zeta e con molta probabilità potrebbe procedere ad attività d’indagine nei confronti della persona giuridica. La possibilità di disclosure da parte di soggetti diversi da quelli destinatari dell’obbligo di monitoraggio fiscale è stata introdotta sicuramente per evitare una disparità di trattamento tra contribuenti ma anche, a parere di chi scrive, per consentire a tutti coloro (società comprese) che sono collegati ai redditi esteri oggetto di diclosure di avere una possibilità di riparo da possibili future attività accertatrici degli uffici.

Tuttavia si deve segnalare che la società sarà tenuta a verificare l’opportunità di presentare istanza di Voluntary disclosure nazionale. Questa, infatti, dal tenore della norma, dovrebbe avere a oggetto tutte le annualità ancora accertabili alla data di presentazione dell’istanza. In tal caso, in attesa di chiarimenti da parte dell’amministrazione finanziaria, parrebbe che presupposto anche per la procedura interna sia che il contribuente volontariamente comunichi al fisco tutti gli importi sottratti a tassazione seppur non necessariamente collegati con le operazioni estere oggetto di Voluntary estera. Sul punto pertanto la società potrebbe ritenere più opportuno sanare l’omessa dichiarazione dei redditi imponibili che hanno costituito le attività finanziarie estere delle persone fisiche attraverso il diverso istituto del ravvedimento operoso. Quest’ultimo infatti consentirebbe, con effetti ben diversi da quelli della Voluntary disclosure tra cui il mancato riconoscimento della protezione penale, di sanare anche la singola violazione connessa alle operazioni oggetto di Voluntary disclosure da parte delle persone fisiche.

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