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La Snc non recupera gli interessi passivi

di Paolo Meneghetti

La trasformazione regressiva blocca la possibilità di recupero degli interessi passivi. Il passaggio da società di capitali a società di persone non può, infatti, sfruttare la deduzione dell'eccedenza degli oneri finanziari. È quanto emerge dalla risposta dell'agenzia delle Entrate in occasione dell'incontro Map del 25 maggio scorso. Sono due le disposizioni che impattano su questo specifico tema. Le limitazioni previste dall'articolo 96 del Tuir alla deducibilità degli interessi passivi di periodo riguardano solo i soggetti Ires. I soggetti Irpef (imprese individuali e società di persone) applicano, invece, solo l'articolo 61 del Tuir che non presenta le rigide disposizioni (confronto tra interessi passivi e 30% del Rol) che sussistono per le società di capitali. Da qui la domanda: se una società di capitali si trasforma in una società di persone, gli interessi passivi non dedotti in esercizi precedenti e riportati a nuovo potranno essere dedotti nella determinazione del reddito della società di persone?

L'elusività dell'atto. Un primo punto da verificare nell'ambito della trasformazione regressiva da società di capitali a società di persone è se l'atto possa essere disconosciuto, sotto il profilo tributario, a causa della sua natura elusiva ex articolo 37-bis del Dpr 600/73. Se ciò avvenisse sarebbe inutile domandarsi se gli interessi passivi a riporto siano o meno deducibili poiché sarebbe l'intera operazione ad essere azzerata, sempre solo dal punto di vista tributario. Al riguardo va ricordato un precedente interpretativo, la risoluzione 177/2008 con la quale è stata esaminata la situazione di una Spa che intendeva trasformarsi in Srl per l'esclusivo e dichiarato obiettivo di poter fruire delle agevolazioni tributario del settore agricolo fruibili solo dalla società a responsabilità limitata. Secondo le Entrate questa operazione rientra tra quelle elusive eseguite solo per ottenere un indebito risparmio d'imposta, e questa risoluzione viene vista da alcuni commentatori come la prova che anche una simile operazione, eseguita al solo fine di beneficiare della più “morbida” disciplina di deducibilità degli interessi passivi delle società di persone, verrebbe dichiarata elusiva e quindi disconosciuta. Quindi se in un ipotetico interpello si segnala che unico obiettivo della trasformazione è fruire di agevolazione tributarie la risposta è abbastanza scontata (come è avvenuto nella risoluzione 177/08). Al contrario occorre considerare che una trasformazione regressiva presenta sempre valide ragioni economiche, basti pensare al risparmio dei costi di gestione, che in sé dovrebbero preservare l'operazione dall'aggressione dell'articolo 37-bis del Dpr 600/73.

– Gli interessi a riporto. Nelle società di capitali gli interessi passivi eccedenti il 30% del Rol vengono riportati a nuovo senza limiti di tempo, fino a quando vi sarà un Rol capiente per dedurre sia quelli di periodo, sia quelli pregressi.

Questa regola si presenta come una rilevante eccezione al principio di competenza poiché permette di dedurre componenti negativi affluiti nel conto economico di esercizi precedenti, in periodi d'imposta successivi. Del resto tale possibilità è esplicitamente sancita, a livello generale, dall'articolo 109, comma 4, lettera b) del Tuir, e questa, in quanto norma generale, poteva essere considerata applicabile anche alle società di persone. Il ragionamento eseguito dal l'agenzia delle Entrate in occasione del Map del 25 maggio scorso porta a una conclusione negativa. La possibilità di dedurre interessi passivi di esercizi precedenti è regola speciale, ammessa solo in presenza di una precisa disposizione di legge che esiste solo nell'ambito dell'articolo 96 del Tuir. Una volta lasciato l'ambito Ires, per entrare, a trasformazione avvenuta, nell'ambito Irpef, non si può applicare quella disposizione speciale. Da ciò consegue l'impossibilità di dedurre quegli interessi passivi pregressi dalla società di persone. Ciò a prescindere dal calcolo di ipotetici Rol della società di persone, calcolo che peraltro sarebbe privo di copertura normativa. L'azzeramento degli interessi passivi a riporto comporta anche l'eliminazione della eventuale fiscalità differita attiva nel caso in cui fosse stata precedentemente iscritta da parte della società di capitali.

– La condizione.L'applicazione dell'articolo 61 del Tuir, norma che disciplina la deducibilità degli interessi passivi in ambito Irpef, permette di dedurre questi componenti negativi alla semplice condizione che non esistano componenti positivi esenti da tassazione. Se tali componenti fossero presenti si dovrebbe impostare una proporzione tra totale dei componenti positivi e quelli assoggettati a tassazione, per individuare la quota di interessi passivi indeducibili. C'è poi la problematica dell'inerenza degli interessi passivi, esplicitamente sancita dall'articolo 61 e commentata dalla circolare 19/09. Difficile tradurre in casi concreti la «non inerenza», fermo restando il caso emblematico dei soci che hanno prelevato più di quanto era disponibile nel patrimonio netto: situazione che comporta la determinazione della quota non inerente e quindi non deducibile di interessi passivi.

 

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