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La signora degli unicorni all’attacco delle banche

La banca del futuro sarà tutta «sui dispositivi mobili», cioè sul cellulare, dice Elena Lavezzi, 34 anni, responsabile per il Sud Europa di Revolut: «Chiuderemo un conto senza andare in filiale, trasferiremo soldi senza costi dall’Italia al Giappone». E le criptovalute, anzi, la blockchain che le sorregge, saranno «la nuova rivoluzione tecnologica dopo Internet», malgrado l’allarme sulle valute digitali sollevato dal presidente della Consob, Paolo Savona, nella sua relazione al mercato della scorsa settimana.Al galoppo

Fondata da Nik Storonsky e Vlad Yatsenko, Revolut è la piattaforma mondiale dei pagamenti e dei conti digitali, attraverso la carta con Iban, con oltre 15 milioni di clienti (erano 3,5 milioni nel 2018). Ora si accinge a sferrare l’attacco alle banche classiche, chiedendo licenze bancarie dal Regno Unito agli Usa, in futuro anche in Italia. Lavezzi farà la sua parte per il bacino del Sud Europa, Italia compresa. A dispetto dell’età, è una veterana delle startup miliardarie. Sa come funzionano le imprese digitali, che cosa può determinarne o no il successo. A chi voglia puntarci oggi, per esempio, consiglia di «orientarsi sulle insurtech», le compagnie assicurative digitali, e sulle aziende «per le consegne della spesa a domicilio velocissime, sotto i dieci minuti».

Indicata tra le 100 donne top da Fortune l’anno scorso, questa giovane manager italiana sportiva (bicicletta, nuoto, tennis) e amante della natura è chiamata la «signora degli unicorni», perché ha lavorato in tre società innovative che partite da zero hanno ben superato il miliardo di valore. È lei che ha firmato il debutto in Italia di Uber, dove entrò nel febbraio 2013: prima marketing manager, poi project manager per l’India (nel 2011 Uber valeva 330 milioni, ora capitalizza 91,7 miliardi). È sempre lei che ha lanciato in Italia come general manager Circle, la fintech dei pagamenti digitali dove si è specializzata sulla blockchain, «che potrà essere usata in medicina e nell’education». Due anni fa è stata chiamata in Revolut che, ha dichiarato in una lunga intervista a un giornale croato, «vuole diventare la prima banca al mondo veramente globale».

La fintech londinese in cinque anni ha raggiunto risultati record e conquistato quattro continenti. Revolut vale oggi 5,5 miliardi, più di quattro volte la capitalizzazione del Monte dei Paschi, due volte la Bper. Come piattaforma finanziaria offre conti digitali e «una settantina di funzioni collegate», dai «pagamenti istantanei senza commissione da una parte all’altra del mondo al cambio valuta a condizioni vantaggiose». È salita in due anni da 400 a 2.700 dipendenti, ne sta reclutando altri 663. Ha raccolto in cinque anni 940 milioni di dollari dai fondi: gli americani Tcv, Tsg Consumer Partners e Ribbit Capital, il cinese Dst Global, gli europei Index Ventures, Lakestar, Ribbit Capital, l’inglese Balderton Capital. Si è così potuta allargare in Europa, Australia, Singapore, Giappone e Usa, quest’anno in India. Ora programma il Sudamerica e pensa al balzo in avanti.

«Abbiamo chiesto la licenza bancaria in Gran Bretagna — dice Lavezzi — . Ci permetterà di offrire ai clienti di quel Paese nuovi prodotti come i prestiti e i conti deposito». È il primo passo verso la trasformazione in banca completa. In Italia la licenza bancaria non c’è ancora, «ma arriverà», dice Lavezzi. In compenso è stata richiesta anche negli Usa. Oggi Revolut ha una licenza bancaria in Lituania che vale su 12 mercati del Ccentro-Est Europa e una di moneta elettronica, sempre in Lituania, che vale per tutti i Paesi europei.

Nel nostro Paese Revolut dichiara 650 mila clienti, erano 500 mila in settembre: «Età media 35 anni, stile di vita urbano, dinamico», dice Lavezzi. Profilo: «Giovani professionisti, viaggiatori, utilizzatori di Spotify, Netflix. E investitori nelle criptovalute», certo.

Lavezzi vive a Milano e ha appena scoperto la passione per la bicicletta da corsa. Appena può, dice, sale sui colli tortonesi dalla famiglia. Laurea in Bocconi, master alla Escp Business school di Londra, di Revolut vuole fare «una fintech super app», cioè, anche, la banca delle app. «Bisogna costruire le basi per una integrazione maggiore tra le banche e le fintech — dice —. Le banche faticano a crescere nei servizi extra, come l’app banking. Noi nasciamo come azienda digitale, solo in seguito finanziaria. Questo ci permette di essere snelli, con tecnologie costruite internamente, che possiamo modificare in risposta alle esigenze dei clienti. Abbiamo un prodotto più semplice di altri, più completo. E novità come Revolut Shopper che trova gli sconti sui siti partner». Nel 2019 (sono attesi i dati 2020) la fintech ha quasi triplicato i ricavi, saliti del 180% a 162,7 milioni in un anno. Il margine lordo è aumentato dal 17% al 39% dei ricavi.

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