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La sicurezza resuscita il made in

La normativa Ue sul «made in» relativa all’etichettatura obbligatoria per la tracciabilità dei prodotti, esce dalla secche e riparte a Bruxelles con un nuovo approccio legato alla sicurezza e la volontà di tutelare la salute dei consumatori oltre che la libertà di impresa. La base giuridica non è il commercio internazionale, ma il mercato interno. Il «made in» riparte con la proposta di regolamento Ue in fase di co-decisione a Bruxelles, che all’art. 7 introduce l’obbligatorietà dell’origine di tutti i prodotti per fabbricanti e importatori secondo le regole del codice doganale comunitario che prevede, sostanzialmente, l’indicazione del paese dove viene realizzato il passaggio più significativo per la produzione. E se i prodotti sono fabbricati in uno stato Ue, fabbricanti e importatori «possono fare riferimento all’Unione o allo stato membro». In questo modo vengono ricompresi anche i prodotti europei, superando lo scoglio che aveva portato nei mesi scorsi allo stralcio della proposta originaria che riguardava solo i prodotti importati e per questo ritenuta potenzialmente discriminatoria dal Wto. Lo schema di regolamento sulla sicurezza dei prodotti, con l’art. 7 sul made in, fa parte del pacchetto normativo di riordino legislativo sui requisiti della sicurezza dei prodotti e dei compiti degli stati membri per farli rispettare adottato a febbraio 2013. L’iter legislativo prevede la procedura di co-decisione da parte del Parlamento e del Consiglio Ue, attualmente in corso. Arrivare all’approvazione non sarà semplice, vista la portata e le implicazioni sulla legislazione vigente, oltre che per l’ostilità, già dimostrata dai paesi del Nord Europa alla proposta originaria. Tuttavia, questa proposta riapre un fronte importante per l’Italia secondo Confindustria. E proprio in vista dell’iter legislativo, il comitato tecnico per la tutela del made in e lotta alla contraffazione di Confindustria, presieduto da Lisa Ferrarini, ha convocato per il 15 ottobre a Bruxelles il tavolo con i i parlamentari e i commissari Ue interessati. «Il cambiamento dalla proposta precedente è di grande rilevanza», ha fatto notare il presidente Ferrarini, intervenendo ieri a Milano all’incontro sulla lotta alla contraffazione organizzato da Assolombarda per le pmi nell’ambito della campagna di sensibilizzazione condotta insieme al ministero dello sviluppo economico. «Prima venivano considerati soltanto alcuni prodotti importati, in prevalenza dei settori tessile, pelli, calzature, ceramiche, mobili, gioielli», ha specificato Ferrarini, «ora, sono ricompresi tutti i settori e i prodotti, sia importati che europei. L’origine delle merci diventa rilevante per la sicurezza del consumatore».

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