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La sicurezza gioca d’anticipo

La sicurezza viene prima di tutto. Nei casi di costituzione di nuova impresa e di rielaborazione della valutazione dei rischi, infatti, il datore di lavoro deve dare «immediata evidenza» di aver adempiuto agli obblighi sulla sicurezza lavoro (tra l’altro individuazione misure prevenzione e protezione; nomine di rappresentante lavoratori, medico competente e servizio prevenzione e protezione), attraverso idonea documentazione e specifica comunicazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls). Lo prevede la legge n. 161/2014, la legge europea 2013-bis in vigore dal 24 novembre 2014, apparsa sul S.O. n. 83 alla G.U. n. 261/2014. Il provvedimento stabilisce, inoltre, alcune modifiche in tema di orario di lavoro nel settore sanitario (operative dal 25 novembre 2015) ed estende ai dirigenti le procedure di mobilità e licenziamento di cui alla legge n. 223/1991.

Sicurezza prima di tutto. L’art. 13 della legge n. 161/2014 introduce due modifiche al T.u. sicurezza (dlgs n. 81/2008), al fine di risolvere la procedura d’infrazione n. 2010/4227, per il non corretto recepimento degli artt. 5 e 9 della direttiva Ue 89/391 sulla sicurezza sul lavoro. La prima modifica ritocca l’art. 28, la seconda l’art. 26 del T.u. sicurezza. Entrambe hanno il fine di anticipare l’analisi e programmazione delle misure di sicurezza, rispetto al termine di redazione del documento di valutazione rischi che resta fissato a «entro 90 giorni». In pratica, gli articoli si arricchiscono di due nuove norme ai sensi delle quali in caso di costituzione di nuova impresa e in caso di rielaborazione della valutazione rischi, il datore di lavoro «deve comunque dare immediata evidenza, attraverso idonea documentazione, dell’adempimento degli obblighi di cui al comma 2, lettere b), c), d), e) ed f), e al comma 3» (dell’art. 28) ovvero dell’aggiornamento delle misure di prevenzione (per la rielaborazione valutazione rischi), «e immediata comunicazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza». Alle documentazioni ha diritto di accesso, a richiesta, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Gli obblighi da osservare sono indicati in tabella. Si ricorda che la rielaborazione della valutazione rischi è necessaria in caso di significative modifiche al processo produttivo, all’organizzazione del lavoro, all’evoluzione tecnica dei processi o a seguito d’infortuni di particolarmente rilevanza.

Orario lavoro Ssn. Per risolvere la procedura d’infrazione n. 2011/4185 nei confronti della direttiva n. 88/2013, l’art. 14 della legge n. 161/2014 abroga, con effetto dal 25 novembre 2015 (12 mesi dopo l’entrata in vigore), l’art. 41, comma 13, del dl n. 112/2008 convertito dalla legge n. 133/2008 e l’art. 17, comma 6-bis, del dlgs n. 66/2003. Tali norme avevano allentato le disposizioni di principio sull’orario di lavoro e per la fruizione di riposi, demandando alla contrattazione collettiva l’individuazione di modalità finalizzate alla tutela psico-fisica del personale delle aree dirigenziali degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale. E a un anno, inoltre, è fissata anche la cessazione degli effetti delle disposizioni contrattuali vigenti in materia di durata settimanale e di riposo giornaliero. Prima di allora, regioni e province autonome sono tenute a riallocare le risorse di personale già esistente in maniera più funzionale e a razionalizzare i servizi e le strutture. Ai contratti collettivi del comparto sanità spetta disciplinare le deroghe al riposo giornaliero del personale del servizio sanitario nazionale che opera nei servizi di accettazione e di trattamento delle cure.

Licenziamento dirigenti senza art. 18. Ultima novità tocca i dirigenti che entrano a pieno titolo, insieme a «impiegati, operai e quadri eccedenti» già previsti, nel campo di applicazione delle procedure di mobilità e licenziamento collettivo a disposizione del datore di lavoro, ai sensi della legge n. 223/1991. La modifica è al fine di sanare la procedura d’infrazione nei confronti della direttiva n. 98/59/Ue, oggetto di condanna da parte della corte Ue con la sentenza alla causa C-596 (si veda ItaliaOggi del 14 febbraio scorso). Le legge n. 161/2014 modifica l’art. 24 della legge n. 223/1991 stabilendo, in primo luogo, che i dirigenti vanno computati nell’organico aziendale ai fini del calcolo della soglia di cinque dipendenti, il cui superamento fa scattare l’obbligo della procedura sindacale per i licenziamenti collettivi (almeno cinque licenziamenti nell’arco di 120 giorni). In secondo luogo, stabilisce che anche i dirigenti possono essere oggetto di licenziamento collettivo e, in tal caso, va rispettata la stessa disciplina prevista per gli altri lavoratori (criteri di scelta ecc.). Infine, introduce una sanzione per i casi di violazione delle procedure e/o dei criteri di scelta dei dirigenti, consistente nel pagamento di un’indennità di misura compresa tra 12 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto. Ciò significa, dunque, che a differenza degli altri lavoratori (impiegati, operai) per i quali è prevista anche l’eventuale sanzione della reintegrazione nel posto di lavoro, ai dirigenti resterà non applicabile l’art. 18 della legge n. 300/1970 (statuto dei lavoratori).

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