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La Sia delle banche va al Fondo strategico

Ancora pochi giorni e le polemiche sugli investimenti del Fondo strategico italiano troveranno nuova benzina. E’ alle ultime battute, infatti, l’acquisto della Sia, la Società interbancaria per l’automazione, anche se la nuova compagine azionaria risulterà diversa dalle previsioni perché l’opportunità di vendere verrà data a tutti i soci attuali mentre lo schema iniziale dell’operazione prevedeva che passasse di mano soltanto il pacchetto di titoli controllato dal patto di sindacato, cioè il 65% che fa capo a Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnl Paribas, Monte dei Paschi di Siena. La chiusura delle trattative è prevista in settimana o, al più tardi, all’inizio della prossima.
Ma il controllo della Sia, che è stata valutata circa 700 milioni, è davvero strategico per il Paese? La risposta, come spesso accade, è opposta secondo chi la dà. La Sia gestisce rete e servizi telematici relativi alle transazioni bancarie. E Banca d’Italia, in particolare, ha sempre dato segnali inequivocabili che si tratta di attività da controllare strettamente. Le polemiche sono alimentate dal fatto che il Fondo strategico, partecipato dalla Cassa depositi e prestiti con l’80% del capitale e dalla stessa Banca d’Italia con il 20%, è stato scelto di fatto come interlocutore unico. Ciò ha spiazzato gruppi multinazionali interessati all’acquisto, come per esempio la francese Atos, ma ha reso impraticabili anche progetti ben diversi. Basta ricordarne due: l’interesse dell’Istituto centrale delle banche popolari e, in particolare, la possibile quotazione in Borsa della Sia, che avrebbe permesso l’uscita degli azionisti venditori senza impegnare le risorse (preziose per il Paese) del Fondo strategico. E’ agli atti, in proposito, la lettera di una importante banca d’affari internazionale che nei mesi scorsi si è candidata all’operazione, garantendo una valutazione della Sia certamente non inferiore a quella che è alla base dell’accordo raggiunto e in via di ratifica. Il nuovo schema prevede che tutti gli azionisti della Sia abbiano l’opportunità di vendere le partecipazioni, grazie all’arrivo di altri soci: il fondo F2i guidato dall’amministratore delegato Vito Gamberale e i due fondi di Orizzonte sgr, controllata a sua volta da Tecno holding, la finanziaria delle camere di commercio. F2i finirà per rilevare una quota molto inferiore alle previsioni per problemi di parti correlate, in quanto Unicredit e Intesa sono azioniste sia del fondo di Gamberale sia della Sia. Potrebbe avere un ruolo maggiore, invece, la galassia Tecno holding, probabilmente tramite la partecipata Tecnoinvestimenti.

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