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La sfida verde dell’Europa “Niente più emissioni entro il 2050”

Via le auto a benzina e diesel entro il 2035, taglio allo smog industriale del 62 per cento, raddoppio dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2030, più tasse sui carburanti. Queste sono alcune delle misure contenute nel “Green deal” europeo, il pacchetto varato ieri dalla Commissione per affrontare l’emergenza climatica. «Abbiamo fatto un lavoro epico ha detto il vicepresidente dell’esecutivo Ue e titolare della delega all’Ambiente, Frans Timmermans – questa è la vera, unica sfida del decennio». Anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ritiene che la lotta all’inquinamento sia l’obiettivo di «questa generazione: dobbiamo rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico». Il “Fit for 55” del resto ha proprio come obiettivo di arrivare al 2050 con zero emissioni. Con delle tappe intermedie: nel 2030 e nel 2035. «Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi», ha insistito Paolo Gentiloni.I provvedimenti messi in campo, una volta approvati, rivoluzioneranno l’economia e il modello sociale dell’Unione. E infatti i problemi non mancano. Perfino nell’ultima riunione collegiale della Commissione, quella di ieri, il negoziato è stato lunghissimo. Non mancheranno gli altolà (anche dall’Italia) nemmeno al Consiglio e al Parlamento europeo. Non a caso lo stesso Timmermans ha messo le mani avanti: «Sono pronto a discutere. L’importante è non compromettere l’obiettivo finale».Le misure presentate ieri sono davvero imponenti. E come ammette lo stesso commissario all’Ambiente sarà «difficile» attuarle. Anche solo il traguardo di abbattere del 55 per cento le emissioni entro il 2030 comporterà un cambiamento radicale delle norme e delle abitudini. Dalle industrie ai veicoli, dal riscaldamento all’energia elettrica.Chi inquina, paga. Chi decarbonizza, è premiato. Si tenga presente che il 29% di tutto lo smog europeo è prodotto dai mezzi di trasporto. Ed infatti non solo si prevede che entro i prossimi 13 anni non potranno più essere vendute auto a benzina e diesel – misura che ieri l’associazione dei produttori europei Acea ha definito «irrazionale» – , ma fino ad allora la tassa minima sui carburanti verrà aumentata: da 0,359 euro a 0,385 per la benzina. Da 0,35 a 0,419 per il diesel. L’Ue contestualmente investirà sulle auto elettriche. Sia per l’acquisto, sia per l’uso. Il progetto, ad esempio, è di disseminare il territorio di colonnine elettriche (una decina di milioni): sulle autostrade ce ne dovrà essere una ogni 60 km e una per la fornitura di idrogeno ogni 150 km.Gli Ets – certificati che autorizzano l’inquinamento – adesso usati solo per le industrie, saranno estesi ad auto, navi, aerei e riscaldamento domestico. Chi vuole produrre emissioni di CO 2 dovrà comprarli e scompariranno quelli concessi a titolo gratuito. I soldi ottenuti dovranno essere reinvestiti nella difesa dell’ambiente. Ma vorrà anche dire che riscaldare casa, prendere l’aereo o spedire un pacco avvalendosi di un autotrasportatore potrebbe costare di più. Per questo il “Pacchetto” prevede l’istituzione di un Fondo sociale per l’ambiente che dovrà intervenire in tutte le situazioni di difficoltà. Al momento ha uno stanziamento di 70 miliardi per sette anni. Il plafond iniziale sarà di 8 miliardi annui. Servirà ad aiutare le famiglie in difficoltà (34 milioni di europei vivono in «povertà energetica») e le piccole imprese: per cambiare auto o rinnovare gli impianti.Nello stesso tempo le imposte sull’elettricità scenderanno: da 1 euro a 0,58 ogni megawatt. La produzione elettrica dovrà essere affidata per almeno il 40% a fonti rinnovabili entro il 2030 (ora non arriva il 20%): il solare triplicherà e l’eolico raddoppierà. Arrivano poi i “dazi ecologici” per evitare una distorsione della concorrenza tra prodotti europei e extracomunitari. Saranno imposti su cemento, acciaio, alluminio, ferro, fertilizzanti e elettricità prodotta in Paesi con norme inadeguate alla crisi climatica. Infine, per dare il buon esempio, i governi pianteranno 3 miliardi di alberi entro il 2030 e ridurranno del 2 per cento il consumo di energia elettrica negli uffici pubblici.

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