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La sfida fra i bond «corporate» e di Stato

di Mara Monti

Con la crisi finanziaria sono cadute molte certezze. Se fino a qualche tempo fa investire in titoli di Stato era la scelta più prudente per risparmiatori con bassa propensione al rischio, oggi lo scenario è cambiato. Anche i tranquilli BoT e BTp possono essere fonte di volatilità e di perdite se venduti prima della scadenza. Dopo il downgrade di molti Paesi da parte di Standard & Poor's in realtà poco è cambiato perché, come osservano gli analisti, chi doveva smobilizzare gli investimenti lo ha già fatto da tempo.
Come insegna l'esperienza della crisi argentina di inizio 2000, in questi casi la parola d'ordine è: fuori dai titoli sovrani a rischio default. L'unico a risentirne dal downgrade di S&P's è stato il Portogallo che ha perso il rating Investment grade. Certo è che la crisi del debito sovrano in Eurozona rende più cauti gli investitori nei confronti dell'Europa meridionale.
Nel frattempo, mentre i gestori continuano a ripetere il mantra della diversificazione come migliore soluzione per massimizzare i guadagni e minimizzare i rischi, altre asset class si stanno imponendo come alternative. Tra queste i corporate bond investment grade non finanziari con un rendimento medio per le emissioni europee del 4,56% contro il 3,95% dei governativi, interessante per chi cerca un rendimento superiore e vuole limitare il contagio del debito sovrano. Chi invece ha una propensione al rischio più elevata, può cercare emissioni high yield che arrivano a rendere in media l'11,27 per cento. A favore dei corporate bond gioca la tassazione che è stata ridotta dal 27% al 20% per tutte le scadenze, mentre quella sui titoli di Stato resta al 12,5 per cento.
Dunque, in questa fase i titoli di Stato per la volatilità a cui sono sottoposti, possono essere fonti di sofferenza per chi ha necessità di smobilizzare l'investimento prima della scadenza. A loro vantaggio però gioca la migliore trasparenza dei titoli rispetto ai corporate in quanto la negoziabilità è decisamente più efficiente. Se le scadenze brevi restano un utile strumento per parcheggiare la liquidità, le altre sono adatte agli "ottimisti" che scommettono su una soluzione positiva della crisi di Eurolandia: come nel caso del BTp indicizzato all'inflazione, in particolare quello scadenza a 5 anni, scadenza 2016, emesso un anno fa, è ritenuto protetto da un eventuale andamento negativo dei prezzi.
Sul fronte dei corporate bond, se la minore trasparenza nella contrattazione li rende non adatti per tutte le tasche, sono sicuramente da evitare i bond high yield e quelli finanziari da parte di chi ha una bassa propensione al rischio.

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