Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La sfida digitale passa al B2B

Quasi 33 milioni di file scambiati fino al 31 marzo, con un ritmo di 2,5-3 milioni al mese. I dati dell’Agenzia delle entrate relativi alla fatturazione elettronica con la pubblica amministrazione sono la dimostrazione che lo strumento sta prendendo piede dopo le difficoltà iniziali. Uno scenario che apre le porte a una progressiva diffusione anche tra i privati (in primo luogo nei rapporti commerciali), per quanto su questo fronte non sia previsto un obbligo di legge.

Ma i benefici evidenziati finora, la possibilità di ridurre i costi e aumentare l’efficienza, secondo gli addetti ai lavori, sono motori molto forti per innovare il sistema di fatturazione, con risparmi potenziali di 10 miliardi di euro all’anno o forse più.

Un’evoluzione per step. Ha da poco compiuto un anno l’obbligo di ricorrere alla fatturazione elettronica da parte di tutti i soggetti che fanno business con la p.a. Il risultato è che, nonostante qualche intoppo iniziale, il sistema ha dimostrato di funzionare, con 700 mila fornitori che hanno fatto ricorso a questo strumento che non si limita alla semplice trasmissione della documentazione via e-mail.

L’intero sistema gira intorno al Sistema di interscambio (Sdi) gestito dall’Agenzia delle entrate, una sorta di postino virtuale che «prende» le fatture elettroniche e le «trasferisce» alla p.a.

I fornitori inviano allo Sdi le fatture secondo il formato elettronico strutturato imposto dalle regole tecniche del decreto attuativo; questo verifica che non ci siano errori sul formato utilizzato (ad esempio, che siano presenti i codici obbligatori e che sia rispettata la struttura del documento) e «instrada» la fattura alla p.a. destinataria, avvalendosi del codice Ipa, indice delle pubbliche amministrazioni, che censisce tutti gli uffici pubblici preposti a ricevere (gestire, protocollare, validare, autorizzare) le fatture.

La spinta alla diffusione della fatturazione elettronica ha preso il via con la direttiva Iva 2010/45, che è stata, recepita in Italia il 1° gennaio 2013, con un’adozione degli obblighi progressivi verso la p.a.

Passi in avanti. Si esprime in modo ottimista Andrea Cortellazzo, commercialista e partner di Menocarta.net, rete d’impresa specializzata nei servizi di fatturazione elettronica e conservazione sostitutiva a norma: «Non si parte da zero. Ci sono ambiti già in linea con la fatturazione elettronica, ma magari con standard differenti dall’xmlPA, ovvero quello stabilito per i rapporti la pubblica amministrazione. Tutta la gdo fattura già elettronicamente, così come il settore dell’automotive e del fashion».

La partita quindi ora è non solo quella di sapere quando ci sarà una infrastruttura governativa in grado di permettere lo scambio di fatture tra privati così come oggi avviene verso la p.a., ma anche di far convergere nello stesso standard i casi oggi esistenti, come già citato anche nella circolare 18/E dell’Agenzia delle entrate.

Uno dei primi casi in Italia di fatturazione elettronica tra privati con lo standard xmlPA è quello di Ascopiave, multiutility partecipata da 91 comuni, che si è rivolta proprio a Menocarta.net per la gestione delle sue circa 49 mila fatture all’anno e che per questo è stata premiata allo Smau con il Premio Innovazione. Dunque ci sono già l’infrastruttura, il processo e lo standard informatico definiti e funzionanti. «Ora tocca definire la pratica e la prassi», aggiunge Cortellazzo.

Servizi ad hoc per le pmi. Quanto al comparto B2B, la disciplina è fissata dal decreto 5 agosto 2015, n. 127, in virtù del quale dal 1° gennaio 2017 le imprese che opteranno per la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati delle proprie fatture (emesse e ricevute), per esempio attraverso la fatturazione elettronica, potranno beneficiare di alcune semplificazioni nella relazione con l’amministrazione finanziaria. «Saranno, infatti, esonerate da una serie di obblighi (tra cui l’invio dello spesometro, le comunicazioni delle operazioni con i paesi inseriti nella black-list, l’invio dei modelli Intrastat limitatamente agli acquisti di beni e alle prestazioni di servizi ricevute) e potranno beneficiare di alcune facilitazioni (rimborsi Iva eseguiti in via prioritaria entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale e riduzione di un anno dei termini di accertamento in materia Iva e d’imposte dirette)», racconta Irene Facchinetti, direttore dell’Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione curato dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Anche il Def (Documento di economia e finanza) da poco approvato dal Consiglio dei ministri cita la fatturazione elettronica come misura in linea con l’impostazione dell’Ocse, secondo cui il fisco deve trasformarsi da verificatore ex post a soggetto che sfruttando le leve della tecnologia facilita gli adempimenti fiscali e minimizza i controlli invasivi.

«Ora si tratta di aiutare i piccoli a partecipare al cammino di trasformazione verso il digitale del paese», sottolinea Facchinetti. «Perché la trasformazione non può prescindere dai più piccoli: basti pensare che delle fatture scambiate ogni anno nel mondo privato (oltre 1,3 miliardi, secondo la stima dell’Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione) circa il 15% fa riferimento a imprese micro e individuali, oltre il 60% a pmi».

Accelerare sulla semplificazione. Alcune filiere sono già avviate sul terreno dell’innovazione digitale, ricorda Roberto Bellini, direttore generale di Assosoftware: «La fatturazione elettronica sta decollando, complice l’obbligo per chi fa business con la p.a., che ha spinto molte software-house a realizzare soluzioni ad hoc». Anche se la Penisola resta lontana dalle migliori esperienze europee. «Le criticità sono principalmente culturali e legate a timori tecnici sulla complessità delle operazioni e sull’affidabilità delle stesse; timori che potrebbero essere superati se anche il Fisco imponesse un’accelerazione con incentivi significativi e tangibili», aggiunge.

Pablo Pellegrini, responsabile soluzioni e servizi Ecm di SB Italia (società di soluzioni per l’It), fa un parallelo con l’esperienza di altri paesi rilevando che «le maggiori criticità di alcuni sistemi in uso sono dovute ai costi di impianto informatico, che spesso spaventano. Un altro ostacolo è l’assenza di uno standard per i formati dei flussi: su entrambi gli aspetti siamo impegnati per alzare il livello fornito alla clientela». Senza dimenticare, poi, gli aspetti culturali. Anche se Pellegrini sottolinea che «la diffidenza verso le innovazioni è stata superata, almeno parzialmente, dall’introduzione della fatturaPa».

Le banche sono già pronte. Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio Cbi (al quale aderisce quasi il 90% del sistema finanziario italiano), è ottimista: «L’adozione diffusa della fattura elettronica anche tra privati sarebbe il volano per i processi di dematerializzazione e digitalizzazione dell’intero ciclo ordine, fatturazione e pagamento e per la digitalizzazione del Paese».

Anche se proprio l’arretratezza nazionale sul fronte del digitale potrebbe costituire un ostacolo. «Basti pensare ad esempio che, secondo un’indagine condotta dal governo italiano e proposta nel documento «Strategia per la crescita digitale», gli utenti che utilizzano regolarmente Internet sono solo il 56% della popolazione di età compresa tra 16 e 74 anni, e quelli che non lo hanno mai utilizzato il 34%, contro una media europea rispettivamente del 72%, e del 21%», conclude Fratini Passi.

Luigi Dell’Olio

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa