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La sfida di Tsipras: non paghiamo la rata all’Fmi

Oggi Atene non pagherà la rata dovuta al Fondo monetario internazionale di 1,6 miliardi di euro così andrà a far compagnia nella lista dei creditori insolventi insieme a Sudan, Liberia, Somalia, Zimbabwe e Vietnam. Non proprio i primi della classe. Ma soprattutto sarà il primo Paese dell’Eurozona a fare default, rompendo un tabù nemmeno previsto nel Trattato di Maastricht, talmente era lontana l’ipotesi da parte dei padri fondatori europei.
È l’ultima bordata del premier greco, Alexis Tsipras, 40 anni, ai creditori, nella sua strategia di rilanciare sempre di più la posta in questa partita infinita a poker o roulette russa, giocata sul destino dell’euro, così come l’abbiamo conosciuto finora. Tsipras ieri sera in un’intervista alla tv pubblica Ert, ha detto che «l’ultima proposta della Commissione Ue era simile a quella dell’Fmi. Non si può continuare a giocare con la vita di un popolo, il gioco sta per finire». Il premier greco, ha affermato anche che «più forte sarà il no all’intesa proposta dai creditori e più forte sarà la posizione greca» nei colloqui. Tsipras ha spiegato che il referendum convocato per il 5 luglio ha l’obiettivo di permettere una ripresa dei negoziati con i creditori e ha aggiunto di non ritenere che Ue e Bce vogliano sbattere Atene fuori dall’Eurozona, anche perché «i costi sarebbero immensi». «La grande folla radunata a Syntagmaci dà forza – ha aggiunto – affronteremo minacce e ircatti».
È la crisi più grave dai tempi della caduta del muro di Berlino e ieri il governo ateniese ha ufficializzato quello che ormai tutti sapevano: cioè che la Grecia non pagherà la rata della discordia per non aver trovato l’accordo con i creditori su un aumento dell’Iva sulla ristorazione dal 13 al 23% e il taglio di un’indennità sulle pensioni minime (Ekas). E per bloccare la cosiddetta Grexit la Grecia potrebbe anche ricorrere alla Corte di Giustizia europea, ha spiegato in un’intervista al Telegraph, riportata dall’agenzia Bloomberg, il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis.
Quando gli storici andranno a ricostruire le cause di questa crisi, probabilmente faranno fatica persino a crederci, tanto banali appariranno i motivi della rottura delle trattative rispetto ai 240 miliardi complessivi messi sul piatto. Intanto da oggi mancherà solo un mese di tempo tecnico per fermare la deflagrazione definitiva del maggior debito dell’era moderna, cinque volte quello dell’Argentina.
Non solo. Tsipras ha pressato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker chiedendo ufficialmente un’estensione del bailout affinché i greci possano esprimersi sulle condizioni poste dai creditori. Di cosa si tratta? Tsipras avrebbe chiesto a Juncker «un’estensione del programma di qualche giorno e di aiutarlo a ristabilire la liquidità del sistema bancario». Richiesta che cadrà nel vuoto mentre Atene ha reso noto il testo del referendum sul piano dei creditori: un testo scritto in burocratese, oscuro, riferito a un bozza del piano fra creditori e Grecia del 25 giugno, superato dagli eventi, e con lo spazio del “no “ (oxi in greco) che precede il sì. Insomma un’altra provocazione per far salire la tensione, mettere in difficoltà i creditori e soprattutto il governo di Berlino di fronte a una escalation del confronto sul destino dell’Europa.
I primi sondaggi sul referendum “prendere o lasciare” danno in vantaggio il sì alle proposte dei creditori internazionali di circa 10-15 punti ma molti greci sono sinceramente smarriti. «Ci chiedono di scegliere tra gettarci da un baratro o attraversare un fiume in piena», dice una pensionata in Piazza Syntagma che ogni sera ospita a targhe alterne manifestazioni del “sì “e del “no”.
Infine «oggi c’e’ il 50% delle possibilità che la Grecia esca dall’Eurozona», ha detto Standard&Poor’s che ieri ha tagliato ancora il rating della Grecia a CCC- da CCC. Anche la Cina è preoccupata della crisi greca, visto che la Cosco, una delle maggiori compagnie di container del mondo, ha due moli del Porto del Pireo, “porta” delle merci cinesi per l’Europa balcanica e orientale. Il premier cinese Li Keqiang, ieri a Bruxelles per un vertice fra Ue e Cina, ha auspicato che la Grecia rimanga nell’Eurozona. «È nell’interesse della Cina – ha detto in un incontro che precedeva il vertice con i leader europei Donald Tusk e Jean-Claude Juncker – e vorremmo vedere la Grecia restare nell’Eurozona».

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