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La sfida dell’ultimo centimetro

di Stefano Righi

La prossima sfida di Franco Bernabé e di Telecom Italia si chiama Nfc. La Near field communication è una tecnologia che fornisce connettività wireless bidirezionale a corto raggio (fino ad un massimo di 10 centimetri). A cosa serve? Dalla prossima primavera, a Milano, sarà possibile pagare l’accesso alla metropolitana Atm semplicemente avvicinando il telefonino al lettore magnetico presente al tornello. Una tecnologia apparentemente semplice — si realizza includendo un chip nella sim card che consente di rendere ancora più flessibile il telefonino — ma in grado di avere un forte impatto sulle abitudini personali e anche sull’economia. Spinta Proprio all’aspetto economico e sull’impulso che dalla telefonia può derivare, Bernabè ha dedicato parte del suo intervento al recente Mobile world congress di Barcellona. «I ricercatori della World bank — ha detto l’amministratore delegato di Telecom Italia — hanno recentemente stimato che, a parità di tutte le altre condizioni, un incremento del 10 per cento della penetrazione della telefonia mobile su un mercato, corrisponde a uno 0,6 per cento di incremento del Pil pro capite nelle economie maggiormente sviluppate e dello 0,81 per cento nelle altre economie» . Soprattutto, ha evidenziato Bernabè in un colloquio con Corriere Economia , la diffusione della telefonia mobile ha un elevato impatto nelle attività e nella emancipazione femminile. Le donne hanno dimostrato elevata capacità di realizzare attività economiche sulla spinta di una disponibilità telefonica a basso costo e questo è stato rivelato soprattutto in America Latina e in Africa, con un tasso di sviluppo, in questo secondo caso, che il numero uno di Telecom Italia non esita a definire «impressionante» . Il cellulare e la rete mobile che lo supporta come strumento di politica sociale e di sviluppo, soprattutto nelle aree meno sviluppate, mentre nei mercati più avanzati ci sono le condizioni per realizzare una seconda rivoluzione dei cellulari, quella appunto legata alla tecnologia Nfc. «Ed è — sottolinea Bernabé — una rivoluzione imminente. Presenteremo il progetto con Atm in un paio di mesi. A primavera tutte le specifiche tecniche saranno state messe a punto. Poi, l’ecosistema tecnologico, dovrà adeguarsi, ma nella seconda metà del 2011, adeguati anche i terminali Pos, e le varie infrastrutture recettrici, i pagamenti via Nfc saranno realtà. Ed è una occasione enorme di sviluppo di potenziali attività economiche» . Ritorno d’interesse Il meeting mondiale di Barcellona della scorsa settimana sembra poter essere il punto di svolta per il settore. È aumentato l’interesse rispetto alla precedente edizione, con un boom di espositori, di delegazioni e la presenza di 130 tra ministri e capi delle attività regolatorie presenti. Con un aspetto evidente, sottolinea Bernabè, l’ampia convergenza dai cinesi agli statunitensi verso una visione comune per tenere gli ecosistemi aperti. Sul tavolo molti aspetti problematici, in primis gli investimenti che gravano soprattutto sulle compagnie tlc, di cui invece beneficiano tutti, e da cui guadagnano passivamente soprattutto i produttori di software . La distonia è evidente, assomiglia a un’autostrada senza pedaggi, o con pedaggi inadeguati. Il gap da colmare L’Italia, che con alcune iniziative del ministro Brunetta e con il prospettato intervento della Cassa depositi e prestiti nell’infrastruttura di rete sta cercando di recuperare il gap nei confronti dei partner europei vive, forse più di altre realtà, un problema di pigrizia digitale, un minor livello di cultura digitale, probabilmente legata anche all’anzianità della popolazione. «Il vero problema non è l’Italia — dice Bernabè — dove alcune cose si stanno muovendo, quanto l’Europa in generale, che a livello di comunità ha una regolamentazione più invasiva rispetto ai competitor mondiali. Se non si correrà rapidamente ai ripari si rischia di non essere più in grado di raggiungere gli obiettivi fissati nell’Agenda digitale» .

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