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La sfida delle imprese: il coraggio del futuro per ridisegnare l’Italia

L’appuntamento è per oggi pomeriggio alle 15, all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Carlo Bonomi terrà il suo primo discorso ufficiale da presidente di Confindustria, nell’assemblea pubblica della confederazione.

«Il coraggio del futuro», è lo slogan dell’assemblea, scelto da Bonomi, che ieri è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme al direttore generale, Francesca Mariotti. Oggi in platea ad ascoltare il numero uno degli industriali ci sarà il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha già annunciato un suo intervento (non accade sempre). È tradizione invece che parli il ministro dello Sviluppo: e subito dopo Bonomi sarà Stefano Patuanelli a prendere la parola. In sala, è prevista la presenza di ministri, istituzioni, sindacalisti, e molti imprenditori, anche se le regole della sicurezza hanno imposto una riduzione drastica dei partecipanti, un quarto rispetto al passato.

Il Covid ha imposto anche un cambiamento al calendario, impedendo che l’assemblea pubblica si potesse svolgere a maggio, il giorno dopo quella privata, come consuetudine. Le tappe per l’elezione del nuovo presidente sono state rispettate, con riunioni in remoto. Bonomi è stato eletto, il 20 maggio, al vertice di Confindustria, con voto telematico.

Un’elezione all’unanimità, con un record di consensi, il 99,9 per cento. Altissima anche la partecipazione, il 94,13 degli aventi diritto al voto. L’iter si era avviato a gennaio con la nomina dei saggi, il 16 aprile Bonomi è stato designato dal Consiglio generale con la maggioranza assoluta, il 30 aprile ha presentato squadra e programma, con i 13 vice presidenti (10 elettivi, 3 di diritto, con 145 voti a favore, 22 in più rispetto alla designazione).

Bonomi ha assunto la presidenza di Confindustria per il mandato 20-24 in una fase di emergenza del Paese, dovuta alla pandemia. Di fronte al crollo del pil previsto per quest’anno l’imperativo è la crescita. Non bisogna recuperare solo i punti persi quest’anno, ma anche quelli che ancora ci mancavano per tornare ai livelli pre crisi 2008: a fine 2019 eravamo ancora sotto di tre. Crescita e lavoro sono le sfide del Paese. E delle imprese. Serve una visione, serve «Il coraggio del futuro», come dice lo slogan scelto da Bonomi. L’autunno si prospetta con una serie di nodi da affrontare, c’è il rischio di perdere oltre 1 milione di posti.

Sul tavolo la stesura dei progetti per spendere i finanziamenti del Recovery Found, legati a quelle riforme strutturali che il mondo produttivo chiede da tempo. Burocrazia, giustizia, rilancio delle infrastrutture, materiali e immateriali, investimenti green, per uno sviluppo sostenibile. E poi il fisco, su cui il governo ha annunciato una riforma. Sono i grandi temi da affrontare, per rendere più competitive le imprese e il paese.

Siamo il secondo paese manifatturiero in Europa, nonostante una serie di handicap che ci penalizzano, dal fisco, all’energia, alla produttività. Su questo punto è importante la partita dei contratti. Il 7 settembre Bonomi si è incontrato con Cgil, Cisl e Uil per riprendere il dialogo. Contratti, ma non solo: c’è il tema della rappresentanza e l’emergenza Covid ha reso ancora più urgente una revisione degli ammortizzatori sociali, puntando ancora di più sulle politiche attive (Confindustria ha presentato al governo a luglio una riforma complessiva). La sfida è ridisegnare l’industria e l’Italia del futuro. «Con fiducia e coraggio». Intanto ieri Bonomi, con il past president Vincenzo Boccia, ha consegnato i “premi ai 25 anni di carriera” nel sistema di rappresentanza degli industriali: «Abbiamo voluto fortemente questo evento – ha commentato – per testimoniare ancora una volta che Confindustria è un luogo di coesione e unione a supporto delle imprese».

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