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La sfida degli hotel Cina contro Marriott per l’opa Starwood

Per capire quanto ingolosisca il boccone Starwood, oggetto di ciò che potremmo definire una battaglia a colpi di rilanci da capogiro, conviene pensare al numero di alberghi che il colosso ricettivo ha proprio in Cina. Basta andare sul sito del gigante dell’hotellerie con i suoi marchi iper-decorati (Sheraton, Westin e St. Regis) per scoprire che soltanto nel Paese del Dragone la preda Starwood ha già 250 alberghi extra-lusso e almeno una trentina di prossima apertura (da qui al 2022). Una pianificazione su larga scala per intercettare anche la domanda cinese di «accomodation» con i suoi 500 milioni di «upper» e «middle-class» che già girovagano all’interno della “mura domestiche”. Starwood ha ad esempio 5 hotel a Chongqing, 6 a Xiamen, 10 a Guangzhou, 5 a Shenzhen, 7 a Changsha, 6 a Suzhou, 9 a Pechino, 19 a Shanghai. Diciannove, ripetiamo, tra Sheraton, Le Meridien, St Regis e Westin soltanto nella capitale finanziaria del Paese. Ecco perché ieri — proprio nel giorno in cui il Washington Post pubblicava a sei colonne un’intervista a John Willard Bill Marriott junior, numero uno dell’omonimo gruppo dato in procinto di convolare a nozze proprio con Starwood — è arrivato un terzo incomodo. Dalla Cina.

A frapporsi al matrimonio ci ha pensato una galattica (e ostile) offerta pubblica di acquisto su Starwood da parte di un consorzio cinese guidato da Anbang Insurance Group e composto anche da due private equity come J.C. Flowers e Primavera Capital: 76 dollari per azione in contanti. Quindi non con strumenti finanziari di altro tipo o partecipazioni. La valorizzazione complessiva di Starwood decollerebbe così a 12,84 miliardi di dollari. Quasi 600 milioni in più di quelli offerti da Marriott che a novembre scorso si era impegnata a riconoscere a Starwood 72,08 dollari per azione (metà carta e metà contanti) in previsione di dar vita alla più grande catena di alberghi del mondo con marchi (oltre a quelli già citati) come Ritz Carlton e Autograph Collection.

A complicare lo scenario (e a suggerire un confronto sino-americano sul fronte alberghiero) ci sarebbe una contestuale operazione di acquisizione da parte di Anbang del portafoglio «Strategic Hotels&Resorts» (tra cui incluso l’Essex House di New York) del fondo Usa Blackstone per 6,5 miliardi di dollari. Due anni fa Anbang aveva acquistato il Waldorf Astoria di New York per due miliardi di dollari: circa 1,3 milioni a stanza.

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