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La seconda ondata del virus frena il passo della ripresa

Il Pil dell’area dell’euro tornerà gradualmente ai livelli pre-crisi per metà 2022: crescerà meno del previsto nel 2021 ma è capace di grandi rimbalzi. E, grazie al mix della politica monetaria accomodante e delle misure fiscali nazionali ed europee con il NextGenerationEU di stimolo e di sostegno, i danni provocati dalla crisi pandemica all’economia saranno limitati e già nel 2023 il Pil dovrebbe portarsi al 2,5% sopra i livelli pre-crisi del 2019. Il deterioramento peggiore del previsto sul breve termine nel quarto trimestre 2020 e inizio 2021, a causa della gravità della seconda ondata e delle nuove restrizioni, non compromette dunque il buon andamento dell’economia sul medio-lungo termine nello scenario di base delle nuove proiezioni macroeconomiche della Bce. La crisi sanitaria comincerà a recedere nel corso del 2021 e dovrebbe essere risolta in linea di massima per l’inizio del 2022, con le vaccinazioni: tuttavia gli impatti negativi sull’economia e sulla produzione continueranno a farsi sentire nei trimestri successivi.

Nelle nuove proiezioni presentate ieri, la Bce ha registrato un peggioramento sul breve termine – a causa della seconda ondata dei contagi e delle nuove misure di contenimento – ma al tempo stesso ha riconosciuto all’area dell’euro una capacità di “rimbalzo” superiore alle attese che fa ben sperare nel recupero. Rispetto alle previsioni di settembre, infatti, il salto all’insù del Pil in termini reali nel terzo trimestre è stato del 12,5% e non dell’8,4%, «un aumento notevolmente più forte di quanto previsto in settembre». Il quarto trimestre di quest’anno, però, è segnato ora con Pil in calo a -2,2% a causa della seconda ondata dei contagi e delle nuove misure di contenimento che, sia pur meno pesanti per l’economia rispetto a quelle della primavera, si presume saranno mantenute in media anche nel primo trimestre 2021, rallentando così i tempi della ripresa. Per questo, mentre a settembre la Bce prevedeva per il Pil dell’area dell’euro -8% nel 2020, +5% nel 2021 e +3,2% nel 2022, ieri per il triennio ha pronosticato -7,3%, +3,9% e +4,2% estendendo l’orizzonte fino al 2023 con un Pil che aumenta del 2,1% e che si porta di un +2,5% sopra il livello pre-crisi e in piena normalizzazione. L’ombrello di protezione della Bce è comunque stato esteso fino a tutto il 2023 tramite il reinvestimento del capitale dei titoli rimborsati nel programma pandemico Pepp.

In quanto all’inflazione, la Bce continua a prevedere un livello piuttosto contenuto per i prossimi anni, con un’inflazione misurata sullo IAPC, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, corretta al ribasso per il 2020 e il 2022 rispetto alle previsioni di settembre e con il livello più alto, a quota 1,4%, solo nel 2023. I consumi privati caleranno dell’8,3% quest’anno e torneranno ai livelli pre-crisi per metà 2022. Lo stesso tempo di recupero impiegheranno gli investimenti delle imprese, che sono “collassati” nella prima metà del 2020 e con modesta ripresa nella seconda metà: l’indebitamento lordo delle società non finanziarie aumenta in maniera significativa quest’anno, rimanendo nel 2023 sopra i livelli pre-crisi. Le esportazioni saranno più colpite dalla pandemia rispetto alle importazioni. Il mercato del lavoro infine peggiorerà ulteriormente, prima di iniziare a migliorare. Il tasso di disoccupazione raggiungerà il picco nel 2021 al 9,3% prima di calare al 7,3% nel 2023. In quanto alle prospettive delle politiche fiscali, la Bce tiene conto delle misure «straordinarie» messe in atto da tutti gli Stati dell’area dell’euro in maniera prolungata, pari al 4,5% del Pil dell’Eurozona. Dopo l’iniziale impennata, il deficit dell’area dovrebbe calare assestandosi a -3% del Pil, mentre il debito/Pil raggiungerà il picco nel 2021 (attorno al 100%) per poi iniziare a scendere nel 2021 e 2022.

L’incertezza della crisi pandemica resta tuttavia alta e la Bce anche questa volta ha accompagnato allo scenario di base due scenari alternativi, uno moderatamente migliore e uno più grave. In quello moderato, con un Pil che rimbalza del +6% nel 2021, la pandemia viene domata nel corso del prossimo anno mentre quello peggiore, con Pil in termini reali piatto a +0,4%, mette nell’equazione misure di contenimento più rigide e più prolungate nel tempo.

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