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La seconda «mission impossible» di Viola. Il passo doppio della Popolare di Bari

La seconda missione impossibile di Fabrizio Viola lo riporta su luoghi a lui noti. Il nuovo amministratore delegato della Banca Popolare di Vicenza era già stato sotto Monte Berico alla fine degli anni Novanta, con il ruolo di responsabile della finanza, primi garibaldini anni dell’era Zonin, il cui epilogo (8,75 miliardi di euro distrutti, 120 mila soci coinvolti) ha contribuito all’incarico a Viola.

A tre mesi dall’uscita dal Monte dei Paschi di Siena – che se oggi ha una possibilità di futuro lo deve soprattutto all’agire del suo ex amministratore delegato, capace di riportare in utile i conti di una banca agonizzante – Viola si imbarca in un’altra missione impossibile. Deve fondere rapidamente due banche che la ventennale gestione di due coppie apicali (Gianni Zonin-Samuele Sorato a Vicenza e Vincenzo Consoli-Flavio Trinca a Montebelluna, sede di Veneto Banca) hanno ridotto esangui, con un buco nei conti per oltre 15 miliardi di euro e il coinvolgimento complessivo di oltre 200 mila soci. È il più grande crac bancario della storia della Repubblica. Viola, a differenza del suo predecessore Francesco Iorio deve fare e fare presto. A più di diciotto mesi dall’uscita di scena di Samuele Sorato e a oltre un anno dalle dimissioni dell’ex presidente Gianni Zonin la banca ha bisogno di azioni oltreché di parole.

Novità L’arrivo di Mion, in questo senso, è stato provvidenziale: l’attuale presidente è stato il primo a comprendere il valore della variabile tempo, che solo ora appare in tutta la sua importanza. Iorio ha lasciato una banca in rosso. Dopo i 1.400 milioni persi nel 2015, l’ex cooperativa di Vicenza ne ha contabilizzati altri 794 al 30 giugno ed è pronta a registrare un altro miliardo di perdite alla fine dell’anno.

Soprattutto, ha sottolineato Mion, la banca quotidianamente ha uscite superiori alle entrate. Con una situazione patrimoniale ampiamente deteriorata dalle fallimentari gestioni precedenti non c’è tempo da perdere.

I partnerSul fronte trevigiano la situazione non è migliore. Nonostante il prodigarsi di Cristiano Carrus, attuale direttore generale e un livello di inquinamento ambientale che ora sta rientrando, i conti di Veneto Banca sono per dinamica accostabili a quelli di Vicenza. Tra le due banche non se ne fa, oggi, una di buona. Servono politiche chiare (sul ristoro dei clienti truffati, sul credito, sulle politiche commerciali, sui costi, sul personale) e un nuovo marchio che possa rappresentare, con la nuova proprietà del Fondo Atlante, un netto segno di discontinuità con il passato. Sarà la Nordest Bank o quello che verrà deciso, certo è che solo il richiamo delle attuali denominazioni tiene ora lontani i clienti. Infatti, il flusso dei depositi continua ad assottigliarsi e non c’è più tempo da perdere.

Domani l’assemblea straordinaria dei soci della Vicenza (Fondo Atlante al 99 per cento) voterà l’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori. Mion, davanti al consiglio comunale della città, la scorsa settimana, ha illustrato – focalizzandosi sul biennio 2013-15 – quali erano le politiche adottate dalla banca nella concessione dei crediti, così come risultano dai documenti della banca. Politiche clientelari, pratiche scorrette, nessun merito di credito.

Incagli e sofferenzeUna somma di attività che hanno portato alla creazione di 3,4 miliardi di euro tra incagli e sofferenze. Altro che diligenza del buon padre di famiglia. Con riflessi immediati su quanti avevamo avuto fiducia nella popolare e nelle sue azioni, ostinatamente presentate come «più solide di una casa a Cortina…». Proprio Cortina e alcune altre spericolate operazioni finanziarie sono al centro dell’analisi dei nuovi amministratori della banca, un pool senza legami con il territorio, che può agire secondo scienza e coscienza.

A Viola questo interesserà poco. Starà ad Atlante agire per recuperare e tutelare il proprio investimento miliardario (2.500 milioni tra Veneto e Vicenza versati cash sei mesi fa). Il neo amministratore delegato dovrà fare i conti soprattutto con la clientela e con la rete. Ci sarà da far pulizia. Lo staff portato a Vicenza da Iorio non sembra compatibile con il futuro dell’istituto, neppure in un’ottica stand alone , peraltro superata dai fatti. La nuova banca che nascerà a inizio 2017 sarà piccola e concentrata nelle aree di Vicenza e Treviso. Banca Nuova, la controllata siciliana, è già in vendita. Potrebbe diventarlo anche Cr Prato. Come, dall’altro versante, Bim e le attività in Puglia. In verità a Viola viene chiesto di pensare a una dimensione bancaria diversa e slegata dalla presenza territoriale degli sportelli: una banca hub , con pochi posti comodi, buon livello di competenze e una forte integrazione digitale che oggi manca del tutto. In Montepaschi il progetto prese il nome di Widiba, ora per salvare quanto resta dei due istituti serve qualcosa di simile anche in Veneto.

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