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La seconda ipoteca non è giustificata

Stop alla seconda misura cautelare se basta la precedente a garantire il credito vantato. È illegittima, infatti, l’ipoteca se l’agente della riscossione ne aveva già iscritto un’altra su un diverso edificio di proprietà del contribuente debitore per un valore già in grado di tutelare la somma dovuta. A stabilirlo la sentenza n. 10/10/12 della Ctr Puglia che ha confermato la decisione assunta dai magistrati della provinciale.
La controversia all’esame della Commissione regionale scaturisce dal fatto che una Srl non aveva pagato alcune cartelle esattoriali per un debito complessivo di oltre 1,5 milioni di euro. Cifra a tutela della quale Equitalia aveva iscritto un’ipoteca su un immobile della debitrice per oltre tre milioni di euro. In seguito il debito della società nei confronti dell’esattore aumentava di circa 99mila euro oltre agli interessi, a causa del mancato pagamento di ulteriori quattro cartelle esattoriali. Incremento che induceva l’agente della riscossione a ipotecare un altro immobile della società, questa volta per la somma di 3,34 milioni di euro (pari al doppio del credito aggiornato con i nuovi importi dovuti).
La società ha presentato ricorso contro la seconda iscrizione, contestandone la legittimità sotto diversi profili. La ricorrente, in particolare, sottolineava l’abnormità della misura cautelare in quanto la garanzia complessivamente adottata dall’agente della riscossione risultava eccessiva rispetto all’ammontare complessivo del proprio debito.
La Ctp di Bari ha accolto l’istanza. Il collegio di primo grado ha, infatti, accertato – sulla base di una perizia di stima prodotta dalla società – che il valore dell’immobile sul quale era stata iscritta la prima ipoteca era già sufficiente a garantire il credito complessivamente vantato dal concessionario pubblico. Quest’ultimo ha presentato appello contro la prima sentenza perché, a suo avviso, nulla vieta all’esattore «di porre in essere più misure cautelari a tutela del credito».
La commissione tributaria regionale della Puglia ha rigettato l’appello e confermato la decisione di annullamento dell’iscrizione ipotecaria. In particolare, risulta fondata l’eccezione della società secondo cui la misura cautelare impugnata «avrebbe dovuto essere limitata ad uno solo dei suoi beni immobili, il cui valore ben poteva garantire, come da perizia giurata, la pretesa erariale».
Dall’esame di quella perizia,risulta «l’evidente sproporzione della misura cautelare adottata sui beni dell’appellata, dal momento che – come avevano evidenziato i primi giudici – il valore dell’opificio gravato dalla precedente iscrizione ipotecaria era notevolmente superiore a quello di 3.070.615,68 euro e, dunque, ben capace di garantire anche l’ulteriore credito di 99,159,86 euro, maturato successivamente alla suddetta iscrizione». Inoltre l’ulteriore azione cautelare esperita dall’agente della riscossione – sempre secondo il collegio giudicante – ha rischiato di compromettere seriamente le concrete possibilità della società di procurarsi il denaro necessario a pagare il proprio debito.

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