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«La Sea renderà il doppio dei Btp»

MILANO — Per invogliare investitori istituzionali e risparmiatori a sottoscrivere le azioni Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa, il presidente e direttore generale Giuseppe Bonomi, a Piazza Affari per l’avvio del roadshow e del collocamento di due settimane, batte sul tasto che piace al mercato: il dividendo.
La cedola sarà pari al 70% degli utili dei prossimi tre anni, un livello più alto di quello dei concorrenti quotati come Gemina o Save in Italia, o come Parigi e Vienna. Sarà «un dividendo generoso» che renderà «il doppio di un Btp a dieci anni», hanno aggiunto i banker coinvolti nell’ipo. Per attirare poi dipendenti e retail — cui è rivolto il 15% dell’offerta totale — viene garantita anche una «bonus share»: a chi tiene le azioni per un anno viene data un’azione gratuita ogni 20 (o ogni 15 per chi risiede nelle province di Milano, Monza-Brianza, Varese e Novara, mentre per i dipendenti è di 17 ogni 250). Con questa opzione si garantisce un rendimento minimo di almeno il 5%. Per di più arriverà da una società che «non ha mai chiuso in perdita», con 39,3 milioni di utile nei nove mesi del 2012 dopo altri 53,9 milioni nel 2011. E che ha saputo reagire all’addio di Alitalia, ha tenuto di fronte alla crisi e ha realizzato quasi metà dei suoi 644 milioni di ricavi da fonti diverse dalle tariffe fisse, come l’handling, i negozi ed energia autoprodotta e venduta.
Altro punto di forza per Bonomi è il contratto di programma siglato con l’Enac, che prevede investimenti per 437 milioni al 2015 compresi i 181 milioni per la terza pista, che «verrà realizzata allorquando le condizioni di mercato lo richiederanno. Non c’è un obbligo giuridico di farla». Con lo sguardo al futuro, la quotazione potrebbe trasformare Sea in un polo aggregante di altre realtà: «Sono sei anni che lo penso». Un’indiretta replica al patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, che ha proposto di abbandonare Malpensa per potenziare lo scalo di Brescia Montichiari: «Finita l’ipo, anch’io comincerò a occuparmi di grande distribuzione», ha ironizzato Bonomi.
L’avvocato varesino è fiducioso sulla riuscita dell’operazione che il 6 dicembre porterà in Borsa il 21-23% di Sea, ma sa che l’incognita maggiore è il prezzo finale, da individuare al consiglio del 30 novembre. Le basse indicazioni arrivate dal mercato hanno ampliato molto la forchetta delle valutazioni, da 800 milioni a 1,075 miliardi (3,2-4,3 euro per azione), suscitando il «no» del secondo socio, il fondo F2i, che appena un anno fa aveva valutato Sea 1,3 miliardi; in più c’è l’eventualità che di fronte a un prezzo basso, sotto i 900 milioni, il socio venditore del 14,6%, la Asam della Provincia di Milano, si ritiri: in quel caso «l’operazione non si può fare», riconosce Bonomi. Il presidente ha invece evitato polemiche con il fondo di Vito Gamberale: «I manager devono fare gli interessi della società. F2i ha approvato in assemblea la ripresa del processo di quotazione, mi interessano poco i distinguo».
Dal prospetto emerge che lo stesso Bonomi è un elemento chiave dell’ipo, tanto che una sua eventuale uscita viene inserita tra i «fattori di rischio» per l’investimento. In ogni caso l’addio a Sea farebbe scattare per il presidente-manager una buonuscita pari a 24 mensilità, ovvero 1,7 milioni. La sua presidenza, su incarico del socio di maggioranza Comune di Milano, scade con il bilancio 2012 e se Bonomi perdesse una carica perderebbe anche l’altra, con conseguente diritto all’indennizzo previsto dal contratto dei dirigenti. Per gli osservatori più maliziosi è di fatto un incentivo al rinnovo dell’incarico, ma ieri il sindaco Giuliano Pisapia, ha gettato acqua sul fuoco: «Fare polemiche ora è assolutamente inutile e sbagliato».

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