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La scure di Obama sul budget americano

di Daniele Roveda

Di fronte a un deficit destinato a superare quest'anno i 1500 miliardi di dollari e un debito pubblico arrivato a 14000 miliardi di dollari, il presidente Barack Obama è pronto quest'anno a tagliare senza pietà il budget. La sua promessa è quella di congelare la spesa pubblica non discrezionale per i prossimi cinque anni con un mix di tagli alle spese e aumenti delle tasse per i contribuenti più ricchi, un'iniziativa capace di sfrondare 400 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.

Obama ha però anche promesso di investire allo stesso tempo nella ricerca, nelle infrastrutture (nella finanziaria vi è la richiesta di 53 miliardi di dollari per i treni ad alta velocità più altri 10,7 per una rete wireless nazionale) e in alcuni settori chiave dell'economia come l'energia rinnovabile: riuscire a far entrare tutte queste priorità nella finanziaria 2100-2012 non è un compito facile.

Indipendentemente dalle soluzioni che il Parlamento a maggioranza repubblicana approverà una volta ricevuta la proposta di bilancio di Obama attesa per oggi, è certo che la dimensione del settore pubblico negli Stati Uniti è destinata a rimpicciolirsi drasticamente. Oltre alle riduzioni della spesa federale, quest'anno ci saranno radicali tagli anche ai bilanci dei singoli stati, i cui deficit hanno raggiunto complessivamente i 125 miliardi di dollari, con punte di 25 miliardi in California e 27 in Texas. Oltre a fare i conti con i postumi della recessione, gli stati sono infatti colpiti quest'anno dall'esaurimento dei 150 miliardi di dollari di fondi federali stanziati nel pacchetto di stimoli antirecessione varato l'anno scorso.

I tagli più pesanti a livello statale e federale finiranno per colpire in modo particolare le fasce basse di reddito. Certa è la riduzione degli stanziamenti federali per gli investimenti in aree depresse e per i progetti ecologici nei grandi laghi del Midwest americano, e l'eliminazione di 2,5 miliardi ai sussidi per il gasolio da riscaldamento. Tagli aggiuntivi colpiranno l'istruzione e i trasporti (è stata ventilata l'ipotesi di taglio di un miliardo di dollari alla costruzione degli aeroporti) e probabilmente tutte le voci di spesa discrezionale; ma la spesa discrezionale (che esclude il budget del Pentagono, la sanità e la previdenza sociale) ammonta a solo il 10% del totale: «Dobbiamo smettere di illuderci che la riduzione di questa categoria di spese sarà sufficiente per abbassare il disavanzo pubblico», aveva detto il presidente durante il discorso sullo stato dell'unione il mese scorso.

Per affrontare di petto il problema del deficit sono necessarie riduzioni nella previdenza sociale, nella mutua per gli anziani (Medicare) e nella mutua per i poveri (Medicaid), ha concluso di recente la Commissione bipartitica sul deficit creata dalla Casa Bianca l'anno scorso. Ma senza l'appoggio a priori dei repubblicani, Obama non ha intenzione di mettere sul tavolo riforme politicamente impopolari: la finanziaria non contiene quindi misure per contenere lea spesa delle pensioni. Per quanto riguarda la sanità, la Casa Bianca si è limitata a proporre una riforma legale per abbassare il numero di cause mosse dai pazienti contro i medici.

Contenuti potrebbero essere anche i tagli al bilancio della Difesa. La proposta è di una riduzione di 78 miliardi di dollari nel budget militare nei prossimi 5 anni, una riduzione che porterebbe il tasso di incremento della spesa a zero in termini reali dopo molti anni di crescita sostenuta. Il Pentagono potrebbe addirittura eliminare certi programmi, per esempio gli aerei da trasporto C-17.

Obama ha intenzione anche di proporre modifiche sul fronte della tassazione. Come inizio far scadere una volta per tutte alla fine del 2012 gli sgravi fiscali approvati da George Bush per le fasce più alte di reddito; quindi proporre un aumento della tassa di successione dal 35% al 45%, e un aumento dell'imposta sui dividendi e sulle plusvalenze dal 15% al 20%; eliminare infine i crediti di imposta per le societa' petrolifere per liberare risorse da convogliare nel l'energia pulita.

Un'altra idea caldeggiata da Obama, la riduzione dell'aliquota sui redditi di impresa e la contemporanea eliminazione di tutte le detrazioni fiscali, non sarà presente nella finanziaria: l'opposizione del mondo aziendale all'eliminazione delle detrazioni è forte, e il presidente non pare propenso a combattere questa battaglia senza un accordo bipartitico.

La proposta di ridurre le inefficienze e gli sprechi a livello amministrativo, invece, pare destinata a raccogliere consensi. Obama vorrebbe consolidare per esempio i 12 dipartimenti dedicati ai rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo e fonderli nel Ministero del Commercio.

Questo tipo di riforma potrebbe sfociare tuttavia in licenziamenti nel settore pubblico, già colpito dal congelamento degli stipendi annunciato dal presidente l'anno scorso. Da qualsiasi angolo la si guardi, l'America si sta preparando a un periodo di sacrifici.
 

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