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Ecco la scuola a misura di start up app alle elementari e addio laurea

«Te li ricordi i siti in Flash? Fino all’altro ieri erano all’ultima moda, oggi non esistono più». Evolve troppo veloce il mondo del digitale, ecco il problema. Un linguaggio di programmazione, una tecnologia che andavano per la maggiore, d’un tratto invecchiano. E la frontiera si sposta altrove. Per questo Carlotta Schezzini, 29 anni, toscana, ha deciso di iscriversi al master di Talent Garden. La rete di spazi di coworking, nata in Italia e ora diffusa in tutta Europa, progetta i suoi corsi al contrario: «Monitoriamo le tendenze nel mondo del lavoro, parliamo con le aziende per capire di cosa hanno bisogno», spiega Alessandro Rimassa, responsabile dell’Innovation School. «Da lì mettiamo a punto i programmi». Master intensivi di dodici settimane, poca teoria e molta pratica, in cattedra i migliori esperti su piazza. «Ogni tre mesi dobbiamo essere liberi di cambiare contenuti, materie, durate ». L’anno scorso era il design delle interfacce di app e siti, il 98% degli iscritti ha trovato lavoro. Quest’anno si parla di growth hacking, nuova tendenza del marketing digitale. Le imprese si contendono questi professionisti a peso d’oro: «Ho già diverse offerte da valutare», conferma Carlotta.
NON SOLO LAVORO
Bel paradosso, nell’Europa che non sa produrre occupazione. Entro il 2020, dice uno studio Ue, nel settore digitale saranno vacanti 800mila posti, oltre centomila solo in Italia. Perché pochi giovani, e pochissime ragazze, scelgono un percorso tecnico scientifico. Dietro iniziative come quella di Talent Garden però non c’è solo la volontà di riallineare domanda e offerta di competenze. Ma anche la percezione, molto diffusa nella comunità degli innovatori, che l’educazione tradizionale si adatti poco ai nativi digitali. Sarà pure una provocazione quella di Peter Thiel, il fondatore di PayPal, che ha offerto 100 mila dollari ai ragazzi disposti a lasciare l’università per fondare una startup. Sta di fatto che pure Larry Page e Sergey Brin, le menti di Google, o il papà di Amazon Jeff Bezos non perdono occasione di ricordare quando sia stata importante per loro l’educazione Montessori.
Mentre a Parigi Xavier Niel, azionista di minoranza di Telecom ma soprattutto pioniere di Internet in Francia, ha creato per i giovani dai 18 ai 28 anni la Scuola 42. Senza orari, programmi o professori: si impara a programmare per progetti, ci si valuta tra compagni.
UN CAMPUS DIGITALE
«E’ impossibile convincere i professori universitari a cambiare metodo didattico». Carlo Carraro dice di averci provato a svecchiare l’accademia, nei suoi anni da rettore dell’ateneo veneziano di Ca’ Foscari. Salvo poi accettare la proposta di Riccardo Donadon. Il fondatore di H-Farm, incubatore di startup nel cuore della campagna veneta. Gli ha affidato: un percorso formativo 2.0 dall’asilo all’università. «A settembre partiremo con i primi 260 iscritti – spiega Carraro – nel 2018 o nel 2019 sarà pronta la nuova struttura». Un campus con impianti sportivi, teatro, biblioteca. Anche se il vero esperimento sarà il modo di viverlo. «Niente classi, si lavorerà per materie in vari laboratori attrezzati: quello di programmazione con le stampanti 3D, quello di letteratura con proiettori tridimensionali. Ogni studente si costruirà il proprio curriculum». Insegnamenti in inglese, tanto digitale, la possibilità di interagire con le imprese innovative ospitate da H-Farm. «L’insegnante non passerà contenuti, accompagnerà i ragazzi a creare». Difficile reclutare maestri all’altezza, così H-Farm li sta cercando all’estero. Come Colin Hegarty, professore dell’anno in Inghilterra per il suo insegnamento innovativo della matematica.
BAMBINI E RAGAZZE
Costerà tra gli otto e i diecimila euro l’anno. Elitario? H-Farm proverà a schivare la critica offrendo borse di studio a metà degli studenti. «Per i nostri allievi il costo non è un problema, può essere diviso tra la scuola e i genitori », esordisce Mara Marzocchi. Psicologa, nel 2013 ha fondato insieme all’ingegnere Chiara Russo Codemotion, una conferenza per programmatori. «Offriamo corsi di robotica e programmazione pensati per bambini delle elementari, e collaboriamo con diverse scuole», spiega Marzocchi. Durata cinque mesi, costo tra i 300 e i 400 euro: si inizia con linguaggi facilitati come lo Scratch, creato dall’Mit, dopo due cicli si passa già a quelli per “adulti”. L’anno scorso hanno partecipato 1.500 bambini: «E’ importante avvicinarli fin da piccoli ai codici ». Il metodo di insegnamento, anche qui, è il Montessori.

Filippo Santelli

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