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La scossa delle Generali, Geronzi lascia Della Valle: una svolta per il Paese

di Federico De Rosa

MILANO — La svolta è arrivata nella notte. Del tutto inattesa, nonostante il pressing di queste ultime settimane lasciasse presagire una scossa al vertice delle Generali. Ma non fino alle dimissioni di Cesare Geronzi. Che sono arrivate ieri mattina, a sorpresa, prima della riunione straordinaria del board convocato a Roma per chiarire proprio quelle questioni che nelle ultime settimane avevano portato a un’escalation dei contrasti tra presidente, management e consiglieri del Leone. Nella notte dieci firme in calce a una lettera hanno segnato il destino del presidente. Erano quelle dei consiglieri che annunciavano la decisione di sfiduciarlo. Il passo indietro è stata quindi una naturale conseguenza. La presa d’atto che il board non solo non avrebbe risolto i contrasti ma si sarebbe trasformato in un redde rationem. Così, poco prima che iniziasse la riunione, il presidente «ha ritenuto, dopo pacata riflessione, nel superiore interesse della compagnia, di rassegnare le dimissioni dalla carica ricoperta» . Poi è andato in consiglio. Al termine una nota della compagnia ha espresso i consueti ringraziamenti «per l’opera svolta» , riconoscendo però a Geronzi anche «la particolare sensibilità e l’alto senso di responsabilità dimostrati nel compiere questo gesto che mira a incidere favorevolmente sul clima aziendale» . In Borsa la notizia ha provocato uno strappo del titolo Generali, arrivato a guadagnare oltre il 4%. Pare che Geronzi non si aspettasse un gesto così clamoroso come la sfiducia. Che è stata costruita sottotraccia, senza lasciare trapelare nulla, al di là della volontà di dare una sterzata alla governance del Leone, di cui Diego Della Valle si è fatto promotore e interprete, trovando via via consensi all’intero del board, incluso quello dell’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel. Ieri il patron del gruppo Tod’s è stato ovviamente soddisfatto per l’esito del lavoro svolto in questi mesi a Trieste per imprimere un cambiamento. Quella di ieri è quindi una giornata storica, una svolta, l’avrebbe definita Della Valle, non solo per le Generali ma per il Paese. Geronzi, che si è dimesso anche dal consiglio dei patti di Pirelli, Rcs MediaGroup e Rcs Quotidiani, manterrà la carica di presidente della Fondazione Assicurazioni Generali. Ieri, al termine del consiglio, nel palazzo romano delle Generali ha ricevuto la visita del sottosegretario all’attuazione del programma, Daniela Santanchè. Certo arrivare alla svolta non è stato semplice e soprattutto il passo indietro del banchiere romano non era scontato. I vicepresidenti Vincent Bolloré e Francesco Gaetano Caltagirone hanno tentato fino all’ultimo una ricomposizione. Ma il tentativo del finanziere bretone di spostare il mirino sul ceo della compagnia, Giovanni Perissinotto, e sui rapporti tra le Generali e il socio Petr Kellner per rispondere alle accuse di Della Valle, ha finito per esasperare ancora di più il clima. Ieri l’oligarca ceco, patron del gruppo Ppf, ha auspicato «l’inizio di una nuova fase» a Trieste «in cui la compagnia possa tornare a concentrarsi completamente sul proprio business» . Alla vigilia del board Bolloré si sarebbe convinto che ulteriori tentativi di difesa di Geronzi non solo non avrebbero trovato sponde ma avrebbero rischiato di aprire un nuovo fronte in Mediobanca, primo socio del Leone, di cui il finanziere è azionista e consigliere. Ieri sono circolate voci che davano anche Bolloré dimissionario, e invece «sono ancora vicepresidente» ha dichiarato all’uscita dal consiglio. Anche Caltagirone, nominato ieri presidente ad interim della compagnia, avrebbe preso atto che non c’era spazio per tentare una ricomposizione. Per la svolta vera e propria, tuttavia, bisognerà attendere qualche giorno. Domani è in programma un consiglio delle Generali che dovrebbe procedere alla cooptazione del nuovo presidente. La carica verrà però attribuita dopo l’assemblea del 30 aprile. Ieri sono circolati diversi nomi, tra cui quello di Alessandro Profumo e del vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, ma secondo alcune voci la rosa sarebbe ristretta a Gabriele Galateri di Genola, Mario Monti, Domenico Siniscalco e Alberto Quadrio Curzio.

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