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La scommessa sulla ripresa del sistema Italia

«L’Italia è il posto giusto dove stare per chi ha un modello di business come il nostro». Nel presentare il nuovo piano industriale 2018-2021, il Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha più volte intrecciato il ruolo della banca con quello dell’Italia. Un Paese con molti rischi economici (bassa crescita, elevato debito pubblico) ma anche con grandi opportunità (ricchezza delle famiglie) per un colosso finanziario come Intesa che punta, anche nei prossimi anni, a crescere nel risparmio gestito e nelle assicurazioni. Una strategia che il mercato ha mostrato di apprezzare e di «prezzare», ignorando il calo delle Borse scatenato da Wall Street.
Gli spazi di manovra per proseguire la crescita nel risparmio non mancano se si pensa che, secondo dati recenti, nel 2017 in Italia i depositi sui conti correnti sono arrivati a superare i mille miliardi. Già oggi Intesa Sanpaolo è considerata una wealth management company, con attività finanziarie della clientela per circa un trilione di euro. L’obiettivo di ulteriore crescita, giudicato credibile dal mercato per il track record di quanto fatto negli anni scorsi, è di aumentare del 5,5% all’anno le commissioni nette che dovranno salire dagli 8,1 miliardi del 2017 ai 10 miliardi del 2021. Altri 500 milioni di redditività aggiuntiva al 2021 dovranno arrivare dallo sviluppo dell’attività assicurativa danni (non auto). È la parte più sfidante del piano, per ammissione dello stesso Messina, perché in Italia non esiste una tradizione bancaria nelle polizze danni, a differenza di quanto avviene per esempio in Francia. La novità richiede un nuovo assetto organizzativo già testato ed è, secondo i primi commenti degli analisti, anche quella più ambiziosa da realizzare.
Fin troppo prudenti invece sono apparse agli investitori le previsioni sull’evoluzione del margine di interesse, atteso in crescita dai 7,4 miliardi del 2017 agli 8,3 miliardi del 2021 basandosi su una ipercautelativa assunzione che il tasso euribor resti pari a zero per tutto l’arco di piano. «In caso di rialzo dei tassi, il piano può trasformarsi in un capolavoro» ha commentato ieri sera il Financial Times. Dalla crescita del margine d’interesse il mercato si aspetta sorprese positive, tenendo conto che a una variazione dell’1% dei tassi corrisponde per Intesa Sanpaolo un incremento di 1,6 miliardi degli interessi netti. E sull’erogazione del credito Intesa Sanpaolo non intende abdicare al ruolo di principale finanziatore dell’economia reale in Italia con l’annuncio di 250 miliardi di nuovo credito a medio lungo termine a famiglie e imprese. Una crescita degli impieghi che sarà superiore a quella del Pil e che dovrebbe servire a irrobustire una ripresa che in Italia è ancora inferiore alla media europea. Gli interessi del Paese e di Intesa anche in questo caso convergono perché tutte le previsioni del piano sono basate su una crescita media nel quadriennio di almeno l’1% annuo. Senza la crescita, i target del piano andrebbero rivisti. E lo Stato dovrebbe rinunciare in parte ai 13 miliardi di imposte che Intesa Sanpaolo prevede di pagare nei prossimi quattro anni («vale come una legge di stabilità», ha commentato Messina aggiungendo che prevede di mantenere stabile nell’arco del piano il portafoglio da 37 miliardi di BTp. Cifre che dimostrano quanto sia importante per il sistema Paese avere un colosso bancario solido come Intesa.
La ripresa dell’economia sarà decisiva anche per la definitiva chiusura del problema dei non performing loans. Il piano di Intesa ha portato a una svolta, maturata dopo l’insistenza della Vigilanza europea di Bce, con l’aumento della copertura dei crediti deteriorati che ora ne permetterà la cessione o lo smaltimento senza impatti sul conto economico. «Faremo quello che è più conveniente per i nostri azionisti – ha commentato Messina – certo non regaleremo maxi-rendimenti ai grandi fondi di private equity» che si aggirano per l’Italia puntando a rilevare gli Npl a prezzi di saldo.
La linea adottata da Intesa è destinata a essere un benchmark per il sistema bancario italiano e da oggi a venerdì altri istituti annunceranno maxi accantonamenti accogliendo le perentorie richieste da parte di Bce. «Ora che abbiamo fatto i compiti a casa, possiamo chiedere alla Vigilanza europea di tutelare i rischi sistemici pensando ai titoli level 2 e level 3 che abbondano nei bilanci delle banche francesi e tedesche». Né la presidente francese della Vigilanza Bce Daniele Nouy né la vicepresidente tedesca Sabine Lautenschlager, autrici di una narrazione che vede gli Npl come unica fonte di rischio per la stabilità delle banche, hanno mai mostrato di preoccuparsi per la correttezza della contabilizzazione di bilancio degli altri asset illiquidi. Asset che, come documentato in un recente studio di Bankitalia, ammontano in Europa a 6.800 miliardi, di cui quasi il 70% di Francia e Germania. Un’eventuale svalutazione anche solo del 10% porterebbe seri problemi alla stabilità finanziaria europea. Uno strabismo regolamentare difficile da comprendere, ma che riflette lo scarso peso dell’Italia sia a Francoforte che a Bruxelles. «Il metodo di fare prima i compiti a casa vale per Intesa ma anche per l’Italia: prima la politica pensi a ridurre il debito pubblico, poi si facciano richieste all’Europa». In tempi di promesse elettorali non sempre realistiche la politica farebbe bene a ragionare sul suggerimento di chi le promesse agli investitori le ha mantenute.

Alessandro Graziani

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