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La scelta per Cassa Depositi Scannapieco al vertice

Sarà Dario Scannapieco il nuovo amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, braccio finanziario del Tesoro e snodo fondamentale per la realizzazione del Pnrr, il piano di ripresa per utilizzare gli oltre 200 miliardi destinati all’Italia dall’Ue. Ieri il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il ministro dell’Economia, Daniele Franco (Cdp è posseduta per l’82,77% dal Tesoro e per il resto dalle Fondazioni bancarie), si sono incontrati a Palazzo Chigi e hanno appunto concordato di cambiare l’amministratore delegato: esce Fabrizio Palermo, voluto nel 2018 dai 5 Stelle, entra Scannapieco, 53 anni, romano, la cui vita professionale ha incrociato quella di Draghi fin dal 1997, quando l’allora direttore generale del Tesoro chiamò il trentenne economista laureato alla Luiss, appena reduce da un master alla Business School di Harvard, come consulente del ministero allora impegnato nelle privatizzazioni, sotto la regia dello stesso Draghi e del ministro dell’epoca, Carlo Azeglio Ciampi.

Un’esperienza fondamentale che portò Scannapieco ad essere nominato, nel 2002, direttore generale Finanza e Privatizzazioni del Tesoro dal ministro Giulio Tremonti. Nel 2007, infine, l’approdo alla Bei, la Banca europea degli investimenti, braccio finanziario dell’Ue, come vicepresidente. Dal Lussemburgo, Scannapieco ha guidato la realizzazione del Piano Juncker per il rilancio degli investimenti in Europa, una sorta di mini Recovery plan (valeva 316 miliardi), nella doppia veste di vicepresidente Bei appunto e di presidente del Fei, il Fondo europeo degli investimenti, controllato dalla stessa Banca, dedicato alle piccole e medie imprese.

Esperienza interna, dunque, e internazionale. Che rappresenta agli occhi di Draghi e Franco un fattore sul quale far leva per gli ambiziosi compiti che attendono la Cdp in relazione alla fase di rinnovati investimenti pubblici che si aprirà con il Pnrr. «L’ultima grande occasione per l’Italia», l’ha definita lo stesso Scannapieco in una recente conferenza stampa, mentre in audizione in Parlamento ha insistito sulla necessità di «avere progetti e iniziative pronti e in linea con i criteri di valutazione della Ue», suggerendo di «partire con quello che è già cantierabile». Scannapieco, il cui nome era già stato fatto quando Draghi, da presidente incaricato stava formando la sua squadra, va insomma a completare quel team di uomini di fiducia del premier che saranno protagonisti della realizzazione del Pnrr.

Ma da presidente di Cdp, un gigante che raccoglie 265 miliardi di risparmio postale e detiene partecipazioni per un valore di oltre 34 miliardi (da Sace a Fintecna, da Snam a Terna, da Eni a Poste), il nuovo ad dovrà occuparsi anche di dossier molto delicati, dall’acquisizione di Aspi da Atlantia (una vicenda ancora aperta a quasi tre anni dal crollo del ponte Morandi) all’aumento della partecipazione in Open Fiber (fino al 60%) per la realizzazione della banda larga.

Resterà al suo posto il presidente di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, designato dalle Fondazioni bancarie.

Proprio ieri, intanto, l’assemblea della Cassa ha approvato la costituzione di Patrimonio Rilancio, lo strumento straordinario e temporaneo, alimentato dal Tesoro. «La misura è rivolta alle imprese italiane con fatturato superiore a 50 milioni di euro, che potranno rafforzare la propria struttura patrimoniale grazie a un portafoglio di interventi, con limitati impatti sulla governance, quali strumenti ibridi di patrimonializzazione e aumenti di capitale», spiega Cdp.

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