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La scelta di Berlino Merkel sconfitta e avanza la destra

Berlino è un disastro, per la Grande coalizione, quasi un presagio. L’alleanza Cdu/Spd perde il governo della capitale e subisce persino, nella città simbolo della cultura liberale e «aperta al mondo» come ama dire il suo sindaco, il trauma di un Afd che sfiora il 14%. Un po’ imbarazzante vedere in serata il vicecancelliere Sigmar Gabriel affiancare sul palco il primo cittadino, Michael Mueller, con un mazzo di rose rosse e un sorriso a trentadue denti.
Certo, la Spd resta il primo partito, ma crolla sotto il 22%, perde sei punti e mezzo rispetto alle ultime elezioni. «Siamo rimasti il partito più forte in questa città», ha sottolineato accanto al raggiante Gabriel. Ma Mueller ha aggiunto anche «siamo molto arrabbiati per il risultato dell’Afd e vogliamo dire che rimaniamo una città tollerante e non collaboreremo con loro ». Il sindaco ha già annunciato che tenterà una coalizione con i Verdi, che hanno incassato il 15% e con la Linke, che sfiora il 16%. Berlino si sposta a sinistra.
Nonostante il crollo della Cdu al peggior risultato storico, il 18%, sei punti in meno rispetto alle elezioni del 2011, Angela Merkel dovrà temere una tempesta meno turbolenta del previsto. E’ certamente uno schiaffo alla cancelliera. Ma intanto condivide il disastro con la Spd – segno che il voto non è stato soltanto un referendum su di lei ma effettivamente un segnale di stanchezza verso il governo locale. Inoltre qualche pronostico aveva fatto temere un bis del Meclemburgo-Pomerania, dove i cristianodemocratici sono diventati terzi. Invece, come sottolineato dal parlamentare Michael Grosse- Broemer, la Cdu «resta il secondo partito nella capitale » e limita i danni.
Anzi, a conferma che la solidità della cancelliera sta paradossalmente aumentando, nonostante il disastro dei voti regionali, nei giorni scorsi tutti e cinque i vice del partito si sono schierati apertamente per una sua ricandidatura. E quelle di Berlino sono le ultime elezioni prima del congresso della Cdu di dicembre, dov’è attesa una sua decisione ufficiale. Altri scossoni, insomma, non dovrebbero esserci. Non vuol dire che i malumori non continueranno a farsi sentire, tra i big della Cdu. O dai vertici dell’alleato storico, la Csu.
In ogni caso è chiaro anche da quest’elezione regionale che l’intero quadro politico della Germania si sta trasformando: i partiti si moltiplicano, gli scenari diventano più incerti. A Berlino sono sei le formazioni che hanno superato la soglia del 5% e che siederanno in Parlamento, uno in più rispetto ad ora.
Uno dei leader nazionali dell’Afd, Jörg Meuthen, ha parlato di un «risultato grandioso, in una città così di sinistra ». L’Afd entra così nel decimo parlamento regionale, e Meuthen ha detto che «tutti sanno ormai che alle elezioni politiche dell’anno prossimo dovranno fare i conti con noi». Due notti fa l’auto della leader dell’Afd, Frauke Petry, è stata incendiata a Lipsia: si teme un’intimidazione. Resuscitati i liberali della Fdp, che superano la soglia di sbarramento e si assicurano di nuovo un posto nel senato cittadino con il 6,5%. Tramontano invece i Pirati, precipitati di sette punti poco sotto il 2%. Il loro successo era partito proprio dalla capitale, ora finiscono fuori da questo parlamento regionale.
Il candidato berlinese dei conservatori, Frank Henkel, ha detto: «inutile girarci intorno: non è una buona giornata per le Volksparteien, ossia per i tradizionali partiti di massa, Cdu e Spd, crollati entrambi di oltre cinque punti in sei anni». Il risultato «è del tutto insoddisfacente». L’affluenza è stata invece alta, è aumentata dal 60,2 al 67,3%.

Tonia Mastrobuoni

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