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La sanità dovrà assicurarsi

Assicurazione dei medici a carico delle strutture (pubbliche, private o convenzionate col Ssn) presso cui lavorano. Con il rischio che i costi sostenuti vengano poi scaricati sugli utenti finali. Le polizze saranno obbligatorie e copriranno sia la responsabilità civile verso terzi sia quella verso i prestatori d’opera, al fine di tutelare i pazienti e il personale.

Il problema della mancanza di copertura assicurativa per i camici bianchi (sollevato ieri da ItaliaOggi che ha denunciato i ritardi nell’approvazione del regolamento attuativo della legge Balduzzi e l’assenza di un fondo per i rischi sanitari a tutela dei medici senza copertura) sembra aver trovata un’immediata, seppur parziale, soluzione nella riforma della p.a. (dl n. 90/2014) che ha imbarcato un emendamento del Pd approvato in commissione affari costituzionali.

L’assicurazione obbligatoria, imposta alle aziende del Servizio sanitario nazionale, alle strutture private autonome o accreditate con il Ssn e a tutti gli altri enti che erogano prestazioni sanitarie a favore di terzi, non risolve infatti il problema della copertura assicurativa per le prestazioni di libera professione erogate dai medici autonomamente e non in regime di intramoenia. Ma, soprattutto, nulla si dice sul fondo rischi, il vero cuore della legge Balduzzi (legge n. 158/2012), pensato per garantire idonee coperture assicurative a chi opera nelle cosiddette aree a rischio (ginecologia, chirurgia, ortopedia e anestesia). Oltre all’assicurazione dei medici, la commissione ha approvato ulteriori proposte di modifica, dalla rimodulazione della soppressione delle sedi decentrate dei Tar, alle sanzioni per le p.a. che non mettono in rete i dati consentendone l’accesso online, dalle sanzioni per liti temerarie alla proroga, l’ennesima, per l’esercizio associato delle funzioni fondamentali nei piccoli comuni. Vediamole nel dettaglio.

Cancellati solo tre Tar. Rispetto al testo originario del decreto, il disboscamento delle sezioni distaccate dei Tar risulta molto attenuato. Degli otto Tar locali a rischio, solo quelli di Latina, Parma e Pescara verranno cancellati, mentre si salvano gli altri cinque (Salerno, Reggio Calabria, Lecce, Brescia e Catania) in quanto ubicati in città sedi di Corte d’appello. La soppressione dei tre Tar scatterà dal 1° luglio 2015 e non dal 1° ottobre di quest’anno come previsto dal dl 90. Entro il 31 marzo 2015, con dpcm verranno stabilite le modalità per trasferire alle sezioni centrali dei Tar il contenzioso pendente presso le sezioni soppresse. Entro fine anno il governo, sentito il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, presenterà al parlamento una relazione sull’assetto organizzativo dei Tar che analizzerà i costi delle sedi e del personale, nonché il carico di lavoro e l’organizzazione degli uffici.

Moduli standard disponibili su internet. Un emendamento dei deputati Ncd Dorina Bianchi, Raffaello Vignali e Filippo Piccone prevede invece che i moduli standardizzati per la compilazione delle pratiche telematiche delle imprese siano resi disponibili sul sito www.impresainungiorno.gov.it entro 60 giorni dall’approvazione.

Sanzioni per le p.a. che non mettono in rete i dati. Un emendamento di Renato Brunetta, che riscrive gli obblighi di trasparenza per le p.a., prevede sanzioni da 1.000 a 10.000 euro a carico del soggetto responsabile del mancato caricamento in rete dei dati che le p.a. sono tenute a rendere disponibili online.

Liti temerarie, un tetto alle sanzioni. In caso di lite temeraria, il giudice potrà condannare, anche d’ufficio, la parte soccombente a pagare una somma di denaro determinata in via equitativa. Fin qui il testo originario dell’art. 41 del decreto a cui l’emendamento del relatore Andrea Fiano aggiunge un’importante precisazione: la multa per lite temeraria non potrà superare il doppio delle spese liquidate.

Piccoli comuni, l’associazionismo slitta ancora. Il governo ha preso atto del mancato rispetto da parte dei piccoli comuni della scadenza del 30 giugno entro cui i mini-enti avrebbero dovuto associare ulteriori funzioni fondamentali (oltre alle tre già associate entro il 31 dicembre 2012). Anche a causa della tornata elettorale di maggio, la stragrande maggioranza delle amministrazioni non è riuscita a centrare la scadenza che per effetto di un emendamento del governo è slittata al 30 settembre 2014.

Si allungano i tempi per l’approdo in aula. Intanto, è stata ufficializzata la proroga per l’approdo in aula del testo. La discussione generale sul dl p.a., attesa alla camera per l’inizio di questa settimana, comincerà lunedì 28 luglio. Ad annunciarlo il vicepresidente di Montecitorio Luigi Di Maio precisando che il rinvio è stato deciso «su richiesta della commissione referente».

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