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La roulette delle regole gira sulle banche

Si chiama «asset quality review». Ma si legge «rivoluzione bancaria europea». Quando oggi la Bce annuncerà i criteri con cui effettuerà il check-up dei bilanci bancari, l’Europa muoverà un passo importante verso la seconda vera unificazione dopo la nascita dell’euro: quella delle banche. Il continente si muoverà insomma verso l’unione bancaria: questo significa vigilanza uguale per tutti i maggiori istituti di credito e, soprattutto, regole uguali per tutti. Morya Longo
Il punto è come e quanto saranno armonizzate le regole per le banche europee: a seconda di dove sarà posta l’asticella dalla Bce, infatti, alcuni Paesi potrebbero essere avvantaggiati e altri penalizzati. Ecco perché l’unione bancaria scalda tanto il dibattito politico in Europa: ognuno tira “l’asticella” dalla propria parte. Se l’armonizzazione sarà vera, a trarre il maggiore beneficio potrebbero essere le banche italiane: resterebbero penalizzate dalla recessione, ovvio, ma verrebbero aiutate dall’unificazione delle regole europee. Perché attualmente le normative in Italia sono più severe che nel resto d’Europa sotto molti aspetti. Se invece l’armonizzazione sarà solo parziale, le banche italiane saranno sconfitte due volte: dalla recessione (che già grava sui loro bilanci) e da regole che resteranno più severe che all’estero. La grande partita, politica, è tutta qui. La grande revisione Andiamo con ordine. Oggi la Bce annuncia i dettagli della «asset quality review», cioè il maxi-controllo sui bilanci delle 130 principali banche del continente di cui 15 italiane. L’obiettivo è di passare ai raggi X gli attivi (cioè crediti, derivati, garanzie sui finanziamenti ecc) degli istituti. Per fare questo check-up, però, sarà necessario armonizzare le regole: attualmente le banche giocano infatti con norme diverse da Paese a Paese. E l’Italia ha quelle più svantaggiose (o prudenti). Se da noi gli istituti potessero usare le regole degli altri Paesi europei per calcolare i crediti deteriorati, questi scenderebbero dal 12,4% all’8,5% del totale impieghi. E la copertura di questi crediti (cioè la percentuale di accantonamenti per far fronte alle perdite) salirebbe dal 37,4% al 54,9%. La stima è della Banca d’Italia. Insomma: se da noi si applicassero le regole del resto d’Europa, il problema dei crediti andati a male si ridimensionerebbe. Idem se si fa il gioco contrario. Calcola PwC che se la Spagna utilizzasse le regole italiane, i crediti deteriorati delle sue banche salirebbero al 26% del totale impieghi e le coperture scenderebbero dal 43% al 14% circa. Stesso discorso per il calcolo degli attivi «ponderati per i rischi»: calcolo che determina la quantità di capitale che ogni banca deve avere da parte per poter erogare credito. Stima Rbs che un mutuo da 100mila euro in Olanda diventa di 14mila euro dopo essere stato “scremato” dai rischi, in Germania di 18mila euro, in Italia di 20mila euro e in Spagna di 35mila euro. Questo significa che in Italia e Spagna serve più capitale per erogare un mutuo, rispetto a Olanda e Germania. Morale: dato che il capitale è scarso, in Italia e Spagna le banche hanno oggi meno possibilità di erogare mutui. Non solo per la crisi, ma anche per un motivo contabile. Ovvio che se le norme venissero armonizzate, prima di avviare il check up dei bilanci bancari, l’Italia avrebbe un sollievo. O, quantomeno, sarebbe meno penalizzata. La domanda, dunque, è: quanto verranno uniformate? E in quale lasso di tempo? La partita è tutta qui. Lo stress test Se da una maggiore armonizzazione normativa l’Italia dovrebbe trarre un beneficio, dalla effettiva revisione degli attivi potrebbe però essere penalizzata. Perché in Italia la crisi è forte: a prescindere dalle regole, gli istituti del nostro Paese hanno comunque una montagna di crediti deteriorati e una minore qualità dell’attivo. Soprattutto perché sono piene di titoli di Stato italiani (che espongono i loro bilanci a una grande volatilità) e perché sono esposte su un’economia in profonda recessione. Così, quando la Bce – dopo il check-up degli attivi – avvierà lo stress test dei bilanci, alla fine le banche italiane di medie dimensioni dovrebbero essere comunque penalizzate insieme a quelle spagnole. Rbs ha fatto nei giorni scorsi uno stress test ipotetico (senza conoscere i criteri Bce), arrivando alla conclusione che le banche più deboli e più bisognose di rafforzamenti patrimoniali sono proprio le italiane e le spagnole (si veda grafica a fianco). Goldman Sachs calcola che alla fine in Europa serviranno aumenti di capitale per 75 miliardi, con una maggiore concentrazione sulle banche italiane, spagnole e tedesche. Molto dipenderà, però, da come saranno fissati i paletti dalla Bce. Da come saranno armonizzate le regole.

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