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La rivoluzione Uk passa dalle unioni extra-legali

Legali sì, ma uniti in una relazione forte e indissolubile con società contabili, di consulenza, di proprietà intellettuale.

Mentre in Italia il mercato legale resta tradizionalmente separato tra studi legali e studi professionali di altro tipo, nel Regno Unito prosegue l’evoluzione del mercato dei servizi legali innescata dalla Tesco Law.

In Italia si è infatti in attesa di un regolamento che disciplini le associazioni multiprofessionali, ma in Inghilterra, dopo l’introduzione della Alternative business structure (Abs) solo pochi mesi fa, sembra essere già scattata l’ora delle alleanza tra avvocati e professionisti di altri settori che porteranno gli studi professionali cominciano a somigliare sempre più a società di servizi.

Secondo una ricerca appena pubblicata, circa un quarto dei maggiori 40 studi legali inglesi si prepara infatti a siglare un accordo di collaborazione con una realtà non legale, per esempio società di consulenza specializzate in settori complementari a quelli chiave o gruppi di revisione.

A rivelarlo è Smith & Williamson, che ha scoperto che il 43% degli studi dichiara di ritenere probabile la conversione a struttura di business alternativo (Abs) nei prossimi due anni. Il tutto grazie alla Tesco Law, la normativa che ha liberalizzato il mercato inglese delle professioni legali permettendo agli studi legali di siglare accordi con soci di capitale non legali e di ricevere iniezioni di capitale esterne da investitori istituzionali, soprattutto fondi di private equity. La rivoluzione era stata innescata dalla Tesco Law che aveva introdotto le Abs. Le prime tre erano state quella per Co-operative legal services (Cls), il ramo legale della catena di supermercati Co-operative, lo studio del Kent, Lawbridge Solicitors e quello di Oxford, John Welch and Stammers.

Secondo Giles Murphy, responsabile della ricerca, il nuovo approccio proattivo degli studi alla possibilità di trasformare il loro business in una struttura complessa potrebbe cambiare l’immagine dell’intero settore in un periodo di tempo contenuto. Inizialmente infatti, si era pensato che le prime strutture a fare leva sulla nuova normativa fossero le realtà professionali di provincia e di minore dimensione.

«Ma la ricerca conferma che anche gli studi della City stanno esplorando questa strada, e alcuni molto attivamente», aggiunge Murphy. Tra i partner più desiderati al momento sembrano esserci le società di revisione, corteggiate da un quarto degli studi inclusi nella ricerca, seguite dagli studi che si occupano di proprietà intellettuale.

Inoltre, per quanto riguarda invece la caccia ai finanziamenti esterni, lo stesso studio ha rivelato che il 20% delle realtà più grandi della City londinese sono in cerca di un finanziamento esterno, con un accordo ancora non confermato che riguardare un investimento di 50 miliardi di sterline da parte di un gruppo di private equity.

I finanziamenti sarebbero indirizzati allo sviluppo di nuovi dipartimenti, alla ricerca di professionisti specializzati e per il finanziamento di acquisizioni di studi di minori dimensioni. Solo nello scorso anno, il 36% degli studi intervistati aveva già completato l’assunzione di un team.

«La crescita organica è sempre più complessa per uno studio legale», ha spiegato Murphy, «e la Tesco Law ha dato agli studi uno strumento per rendere il lateral hire di team da studi concorrenti più facile. Prevediamo che molti studi useranno questa strategia nei prossimi mesi», ha spiegato Murphy.

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