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La rivolta delle Banche popolari «Pronti a tutto contro il decreto»

L’onda lunga della speculazione continua a gonfiare le quotazioni delle banche popolari. Il rally innescato dal decreto del governo che obbliga le prime dieci a trasformarsi in società per azioni ieri è proseguito, lasciando però anche spazio per qualche presa di profitto. Segno che gli operatori iniziano a essere più selettivi. E allora per una Popolare dell’Etruria che di nuovo ha strappato al rialzo guadagnando il 13,3%, salite più caute si sono verificate per Ubi, cresciuta dell’1,92%, o per Bpm, in rialzo del 3,06% mentre sul Banco Popolare sono arrivate le prese di profitto che hanno fatto perdere al titolo lo 0,41%. 
Intanto il fronte delle popolari che contesta la trasformazione in spa ha serrato i ranghi. Ieri a Milano, approfittando del consiglio dell’Istituto centrale per le banche popolari (Icpbi) convocato per discutere della vendita, i «maggiorenti» hanno fatto il punto della situazione definendo una posizione comune, resa nota da Assopopolare con un comunicato in cui annuncia battaglia «perché il decreto venga meno e l’ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità». La mossa del governo è «ingiustificata e ingiustificabile» per l’associazione, contraria a «una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali». Se il decreto diventerà legge la missione delle popolari proseguirà «anche in un contesto normativo pregiudizialmente e irragionevolmente avverso». «Nessuno si aspettava un provvedimento di questa misura — ha spiegato il presidente di Bpm, Piero Giarda al termine del vertice —. Una riforma strutturale di una parte rilevante del sistema bancario che le banche popolari non condividono».
La prossima settimana a Roma ci sarà una nuova riunione dei vertici di Assopopolare a cui parteciperanno anche Piergaetano Marchetti, Alberto Quadrio Curzio e Angelo Tantazzi, incaricati di mettere a punto l’autoriforma. E’ possibile che l’associazione possa chiedere un supporto tecnico per contrastare il decreto.
Sulla riforma ieri è intervenuto anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, per il quale «la razionalizzazione del sistema bancario è una mossa che va nella direzione giusta». «Le banche popolari — ha sottolineato — rappresentano un fattore straordinario di sostegno alle imprese e di crescita al sistema italiano».
Intanto Federcasse ha aperto il paracadute per attutire possibili effetti negativi della riforma sull’occupazione. Prorogato fino al 31 marzo l’integrativo dei dipendenti delle Bcc e delle casse rurali, di cui è stata confermata la disdetta. Una decisione legata «alla preoccupazione manifestata dalle organizzazioni sindacali per le prevedibili ricadute negative sui livelli occupazionali». A fronte di ciò Federcasse auspica «che vi sia, anche da parte delle organizzazioni sindacali, consapevolezza della peculiarità del momento e conseguente responsabilità per affrontare con urgenza il tema della revisione della contrattazione».

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