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La rivolta dei Lord contro la Brexit (in difesa degli europei nel Regno Unito)

Sono i diritti dei cittadini europei in Gran Bretagna la prima, seria pietra d’inciampo sul cammino della Brexit (e di Theresa May). E l’improbabile banda di insorti che li difende a spada tratta è formata dai membri dell’austera Camera dei Lord: che ieri sera, a larga maggioranza, ha rimandato indietro la legge che autorizza il governo di Londra ad avviare il divorzio dall’Unione europea.Ora il provvedimento torna davanti alla Camera dei Comuni, che lo aveva approvato in prima istanza senza fiatare: il rischio è che si apra un ping pong parlamentare che potrebbe far slittare il lancio della Brexit, anche se il governo continua a insistere che rispetterà la deadline che si è imposto, ossia la fine del mese di marzo.

I Lord hanno approvato con 358 voti contro 256 un emendamento che chiede di garantire i diritti degli europei che già risiedono nel Regno Unito, una questione che dal referendum dello scorso giugno agita i sonni dei 3 milioni di cittadini comunitari che vivono Oltremanica. I Pari d’Inghilterra non si sono spinti fino a chiedere al governo un’azione immediata e unilaterale, ma domandano che entro tre mesi dal lancio della Brexit vengano formulate proposte su come proteggere gli europei e le loro famiglie.

L’emendamento era stato presentato dall’opposizione laburista, ma è stato appoggiato anche dai liberaldemocratici, dagli indipendenti e da numerosi conservatori che hanno sfidato la linea del governo. La legge dovrà ora essere riesaminata dai deputati dei Comuni, che con tutta probabilità la rimanderanno inalterata ai Lord. È improbabile che la Camera Alta continui poi a fare ostruzionismo, perché i Lord (che non sono eletti) non vorranno apparire in contrasto con la volontà popolare espressa nel referendum sull’uscita dalla Ue. Ma è indubbio che la loro levata di scudi abbia posto un problema reale e che il governo May non potrà continuare a eludere la questione.

Ancora ieri mattina Downing Street aveva ripetuto la posizione ufficiale: e cioè che la questione dei cittadini europei è in cima all’agenda e verrà affrontata all’inizio dei negoziati con i 27, con l’obiettivo di garantire i diritti acquisiti. Ma come sempre viene aggiunto un caveat: e cioè che tutto deve avvenire su una base di reciprocità, visto che ci sono un milione di britannici che vivono nei diversi Paesi europei. Una posizione che consente ai critici di dire che Londra usa i residenti europei come moneta di scambio al tavolo delle trattative.

Il governo si è detto ovviamente deluso dalla decisione dei Lord e ha promesso che farà riapprovare la legge dai deputati: l’irritazione è evidente a Downing Street, dove si ritiene che la Camera Alta non abbia molti titoli per bloccare un percorso che è stato sancito da un voto prima del popolo e poi di una Camera elettiva. Ma i Lord sfideranno ancora Theresa May la prossima settimana, quando chiederanno un voto significativo sui termini dell’accordo finale con la Ue. La partita resta aperta.

Luigi Ippolito

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